16 febbraio 2017

La Svizzera apre la strada al DAB+ come "tecnologia di radiodiffusione principale".

Con una decisione che segue di poco l'avvio della procedura di parziale switch-off dell'FM in Norvegia, anche la Svizzera annuncia la procedura di revisione del testo dell'ordinanza sulla radiotelevisione (ORTV), da parte del Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni (DATEC). Fino al 26 maggio si discute di due importanti novità. Per le radio locali che coprono gli agglomerati urbani è prevista la fine dell'attuale regime di concessione con vincolo di programmazione. In altre parole chi trasmette non sarà più tenuto a rispettare aree di copertura e vincoli editoriali attualmente in vigore.
«A partire dal 2020, alle emittenti radiofoniche negli agglomerati urbani non saranno più rilasciate concessioni con mandato di prestazioni e le zone di copertura in vigore sino a quel momento verranno abolite. Il cambiamento interessa le stazioni che già oggi non beneficiano dei proventi del canone di ricezione. L'introduzione delle concessioni era stata resa necessaria dalla penuria di frequenze: con la digitalizzazione tale argomentazione ha però perso la sua ragion d'essere. Le regioni interessate dispongono già di un'ampia offerta editoriale, che non sarà compromessa dalla scomparsa della possibilità di esigere dei mandati di prestazioni. Una volta libere dai vincoli di programma finora definiti nei mandati di prestazioni, le stazioni commerciali locali godranno di maggiore autonomia. Potranno così strutturare liberamente i propri programmi e scegliere le strategie più consone al raggiungimento del loro pubblico target.»
Ma quel che più conta è che dal 2019, la Svizzera intende sostituire col DAB+ l'FM inteso come "tecnologia di radiodiffusione principale". Il passaggio definitivo al DAB+ dovrà concludersi entro il 2024 (non è chiaro se questo comporterà lo switch-off di tutte le emittenti oggi operative in FM o se come in Norvegia resterà la possibilità di operare in analogico per le stazioni locali.

03 febbraio 2017

UK: Ofcom rinnova per altri cinque anni le licenze commerciali analogiche. Ma quasi sicuramente sarà l'ultima volta.


Il regolatore inglese Ofcom ha appena rilasciato i documenti relativi alla revisione della procedura di valutazione dei costi per licenze concesse a operatori di reti nazionali analogiche. Raggiungendo una conclusione che può aggiungere un utile elemento alla discussione oggi in corso sulle licenze che verranno rilasciate in Italia. Nel Regno Unito sono attualmente in essere tre licenze commerciali per la radio analogica a livello nazionale. I titolari sono tre: Absolute Radio, Classic FM e Talk Sport. Tutte e tre le licenze scadono nel 2018 ma un emendamento del Braodcast Act prevede la possibilità di rinnovarle per altri cinque anni. Si trattava insomma di capire se i metodi valutativi adottati finora erano efficaci o se bisognasse variare i prezzi che fino a questo momento erano di 10 mila sterline all'anno a rete (Absolute opera su alcune frequenze FM, Londra inclusa e alcune in AM in diverse location; Talk Radio dispone di una rete AM che si articola a livello nazionale su un paio di frequenze; la musicale Classic FM opera, come dice il nome, in modulazione di frequenza).  Ofcom si è chiesta soprattutto se avesse senso aprire il mercato a un nuovo entrante, ma le valutazioni fatte hanno portato a escludere questa possibilità: licenza a parte, un nuovo entrante sarebbe costretto ad affrontare costi iniziali che il potenziale di mercato di una rete analogica non riuscirebbe mai a coprire. La radio analogica, scrive Ofcom, perde continuamente ascoltatori a favore del digitale, per la modulazione di ampiezza in particolare questo implica da un lato un progressivo aumento del costo per ascoltatore (se tengo acceso lo stesso impianto che prima serviva 5000 persone e oggi ne serve 2.500, i miei costi/ascoltatore raddoppiano), dall'altro una diminuzione del valore e di conseguenza dei fatturati pubblicitari.


L'esito di questa analisi ha portato Ofcom ha riconfermare il costo di 10 mila sterline annuo a rete e a confermare l'azzeramento del versamento dei cosiddetti PQR, percentage of qualified revenue, la percentuale sui ricavi che un titolare di licenza dovrebbe assicurare allo Stato che rilascia tale licenza. Ovviamente, anche un PQR a valore zero testimonia la forte svalutazione percepita nei confronti della radiofonia analogica.  Ora Classic e Absolute avranno rispettivamente un mese e due mesi di tempo per accettare le nouve condizioni e rinnovare per altri cinque anni il diritto a trasmettere. Per Talk Sport le rivalutazioni sono ancora allo studio, ma per il momento nulla lascia a presagire che la licenza non verrà rinnovata. Che cosa succederà nel 2023? Certezze non ve ne sono, ma è praticamente scontata una totale dismissione delle onde medie analogiche (forse con la possibile eccezione delle low power AM?) mentre per l'FM era sostanzialmente previsto che avvenisse com ein Norvegia, switch-off a favore della radio digitale DAB.

02 febbraio 2017

Frequenze sincrone in onde medie, parte la gara di selezione dei futuri operatori (anche consortili). Ma quante perplessità.

La "prima istanza" che come avevo specificato nel post di ieri impediva l'assegnazione di concessioni per l'uso di un totale di undici frequenze sincrone nella banda delle onde medie finalmente liberalizzata, è venuta meno proprio in queste ore, con la pubblicazione - segnalatami dal solito Giorgio Marsiglio a sua volta informato con grande tempestività da Roberto Scaglione e Emanuele Scatarzi - dell'"elenco degli ammessi alla procedura di selezione comparativa" relativa, per l'appunto, alle frequenze sincrone.
La partecipazione alla procedura di selezione, specifica il Ministero, ai soggetti che avevano presentato richiesta entro lo scorso agosto. Ma visto che l'insieme delle risorse "sincrone" consente in teoria di realizzare undici diverse reti con copertura parzialmente nazionale (alcune reti sono costituite da tre o quattro location, il caso dei 1143 kHz è costituito da Messina e Sassari, solo due, i 1035 e i 1368 kHz, le frequenze che consentirebbero una copertura relativamente uniforme del territorio), c'è una opportunità, e forse una complicazione, in più. «Si fa presente - scrive infatti il Ministero - che le 11 reti sincronizzate, al fine di evitare reciproche interferenze nocive, sono assegnate in modo condiviso a uno o più soggetti, tramite costituzione di una società anche consortile che avrà la titolarità del diritto d’uso dell’intera rete sincrona.
Pertanto la procedura di selezione comparativa - riservata comunque ai soli soggetti presenti nell’elenco - potrà non avere luogo nel caso in cui i soggetti richiedenti una o più frequenze di una rete sincrona di cui all'elenco si accordino per l’uso condiviso dell’intera rete costituendo una società che riceverà il diritto d’uso: tale accordo dovrà essere comunicato al Ministero entro e non oltre il termine del 3 marzo 2017. Coloro che non rientreranno in tale casistica parteciperanno all'assegnazione della rete corrispondente alla frequenza indicata nella domanda, secondo le modalità del relativo bando che sarà successivamente pubblicato.»
In definitiva alla gara partecipano i soggetti che hanno presentato un totale di oltre 300 richieste, una lista in cui ancora una volta spiccano nomi di grosso calibro come RTL, Monradio e diversi altri che partecipano anche alla gara per le frequenze sincrone. Staremo a vedere se davvero sarà possibile costituire delle società e dei consorzi - operazione che nel caso dei multiplex DAB si è rivelata più complicata di quanto i regolatori avevano forse previsto. Personalmente sono molto curioso: un network commerciale in onde medie con durata della concessione pari a 20 anni, in un periodo storico che ha visto - nel giro di 24 mesi - Francia e Germania abbandonare completamente questa porzione di spettro. Il destino delle reti AM sembra segnato anche nel Regno Unito e chissà mai che la Spagna non decida, dovessero vincere forze liberiste, di realizzare qualche risparmio dismettendo la propria infrastruttura in modulazione d'ampiezza. L'eventuale operatore di un network nazionale ha valutato concretamente il potenziale di ascolto in una porzione dello spettro RF sostanzialmente uscito dal radar del grande pubblico, che in ampia misura non possiede più apparecchi fissi, portatili e autoradio abilitati alla ricezione, che vive in ambienti fortemente urbanizzati e in quanto tali immersi in un brodo di rumori e interferenze radioelettrici? Sono state fatte valutazioni sulla content strategy su frequenze che in modulazione analogica sono limitate a 9 kHz di ampiezza di banda e appaiono quindi più compatibili con una offerta news, sport, o comunque talk radio? Come scrivevo ieri, staremo a vedere, ma l'impostazione di tutta questa faccenda è sbagliata. Pensiamo solo alla volontà di mantenere, per le frequenze sincrone, i criteri di protezione a suo tempo applicati al monopolio della RAI. Il Ministero mette a disposizione, per ciascuna frequenza, delle dettagliate schede tecniche che riportano anche gli impianti europei isofrequenza o adiacenti da cui la frequenza italiana andrebbe salvaguardata. In parecchi casi, impianti che interferivano 40 anni fa sono ormai stati smantellati. Qual è il senso di tutto questo, a che cosa hanno guardato i nostri solerti regolatori?

01 febbraio 2017

Onde medie: Agcom pronta a evadere le richieste, ma l'etere AM delude certe aspettative

Insieme a Tiziano Bonini, docente di comunicazione e linguaggi mediatici, saggista, curatore e grande onnivoro di materiali radiofonici, avevo preso parte alla fase consultiva che aveva dato inizio al processo di liberalizzazione dell'etere MF, le storiche "onde medie". A suo tempo io e Tiziano avevamo auspicato una regolamentazione aperta il più possibile alle istanze dell'associazionismo, del no profit e della cultura. Avevamo in mente - e le avevamo citati - assetti legislativi che davano spazio a emittenti a bassissima potenza, convinti che una risorsa così antica, le onde medie in modulazioni di ampiezza, non potessero offrire molte opportunità al mondo dell'emittenza commerciale, pur essendo potenzialmente aperta a nuovi entranti.

Com'è andata a finire? Per i soliti problemi legati a una burocrazia che deve coinvolgere sempre tanti soggetti, la liberalizzazione delle onde medie ha finito per essere una procedura a due fasi. Agcom definisce i criteri in base ai quali scegliere gli assegnatari di frequenze che vengono invece definite dai tecnici del Ministero dello Sviluppo Economico. Ora, almeno sulla carta è vero che Agcom ha identificato una serie di requisiti che in qualche modo permettono di dare attenzione alle iniziative no profit. Ma da come si sono mossi gli uffici tecnici del Ministero è più difficile che le onde medie in Italia possano mai diventare uno spazio per iniziative culturali e legate alle realtà dei territori. A quanto era già sembrato di vedere quando il Ministero aveva annunciato lo scorso agosto le frequenze "sincrone" e "asincrone" disponibili, si semplicemente deciso di liberalizzare l'accesso al pacchetto di canali concordato negli anni a livello europeo per l'infrastruttura Rai, con tanto di siti occupati e livelli di potenza diurna e notturna fissati illo tempore. In altre parole, i futuri operatori di impianti in onde medie sono stati costretti a fare domanda per l'ottenimento di una o più frequenze presenti in un elenco predeterminato. Ci sono quindi situazioni strane, come Milano, dove è possibile ottenere una sola frequenza asincrona e città più piccole dove le frequenze asincrone sono due o tre. Sulle frequenze "sincrone" in passato la Rai poteva accendere diversi impianti di uno dei tre newtwork nazionali, ma vi devo confessare che non ho ancora capito che cosa implichi questa distinzione oggi. Anzi, se qualcuno me la spiega... Quello che si capisce è che al momento "per le frequenze sincrone non è possibile rilasciare, in prima istanza, alcuna autorizzazione." (parola del Ministero).

Si tratta in definitiva di una procedura sicuramente più democratica e sensata rispetto allo sfortunato caso della "regolamentazione" ex post dello spettro FM, ma che a mio parere risulta da subito troppo rigida e ingessata rispetto a una regolamentazione che fissi un livello di potenza generalmente basso per tutti (fatti salvi determinati casi, un pool di frequenze da assegnare a progetti di più ampio respiro), in cambio di uno scenario di maggiore flessibilità. A Milano e Roma per esempio c'è probabilmente posto per una decina di stazioni AM low power. Il piano attuale assegna tre frequenze a ciascuna delle tre città. Capisco perfettamente la necessità di identificare fin dall'inizio un limite realistico per questo medium, Agcom avrebbe potuto decidere per un numero massimo di autorizzazioni da concedere. Ma forse si poteva forse costruire un meccanismo di assegnazione che prevedesse un supplemento di analisi tecnica che rendesse possibile l'accesso di un numero più ampio di soggetti interessati. 
In ogni caso ora le bocce si sono fermate con la pubblicazione, sempre da parte dell'MSE, dell'elenco degli operatori che hanno presentato le loro domande in funzione dei dati resi noti ad agosto. Spulciando l'elenco apparso sul sito in questi giorni, noto parecchi soggetti che hanno presentato richieste per ottenere frequenze in diverse città, alcuni di questi soggetti - penso a Monradio - fanno già parte del mondo dell'emittenza commerciale nazionale, ma mi sembra siano presenti anche i rappresentanti della radiofonia locale. Per me è più difficile, almeno di primo acchito, dire se tra i richiedenti ci sono anche operatori di Web radio, ma mi pare di poter escludere - a meno che non siano state presentate richieste a titolo individuale -  domande presentate da Web radio universitarie e immagino che tale assenza non piacerà a Tiziano come non piace a me. Adesso non resta che aspettare il quadro che emergerà dalla definitiva fase di assegnazione. La parola ripassa ad Agcom per la valutazione di soggetti e progetti.

26 ottobre 2016

Per distinguere tra ragione e retorica sul Web, "riaccendiamo" la radio della Guerra Fredda

La civiltà mediatica delle news in tempo reale ci sottopone a un autentico bombardamento di continui impulsi. Tanto che non sappiamo più distinguere tra retorica e ragione. E se tornassimo a lezione di storia, in particolare quella, ricca di materiali d'archivio, della radiofonia internazionale? La sensata proposta viene dai ricercatori della University of Bristol, che hanno dato vita al Connecting the Wireless World Project, una iniziativa che vuole analizzare la storia delle trasmissioni in onde corte, le antenate della tv satellitare e di Internet, dal punto di vista del ruolo che l'emittenza internazionale ha avuto nel forgiare le relazioni tra le nazioni e la politica domestica, in pace ma soprattutto durante nei lunghi anni del secondo conflitto mondiale prima e della Guerra fredda poi. 
Il progetto mette insieme storici e massmediologi di Regno Unito, Germania, Olanda, Portogallo e Stati Uniti e come missione ha anche l'organizzazione di eventi e seminari, l'ultimo dei quali ha avuto luogo il 15 settembre scorso presso la University of York sul tema "Knowing your enemy (and your friends): Cultures of radio monitoring and surveillance". Al seminario ha dedicato un bellissimo post uno dei coordinatori di Connecting the wireless world, David Clayton: "Rhetoric versus Reason: Why we need histories of radio surveillance and monitoring" Una buona parte dell'incontro era focalizzato sul ruolo storico degli uffici di monitoraggio delle trasmissioni internazionali e sugli archivi di materiali generati sia dalle emittenti, sia dai governi che ne tracciavano le attività. Clayton cita in particolare Radio Free Europe, auspicando un maggior sforzo di digitalizzazione e condivisione delle informazioni accumulate e archiviate in decenni di trasmissione. 
Osservando il programma del seminario noto con grande piacere la presenza di una storica contemporanea italiana, Linda Risso, che dopo la laurea all'Università di Genova è approdata a Cambridge per i suoi studi di dottorato e oggi è fellow di ricerca presso l'Institute of Historical Research di Londra. La Risso, che a quanto leggo dai suoi tweet è stata recentemente accolta nel Comitato redazionale di "Cold War History", è specializzata in storia delle relazioni tra paesi Nato e paesi dell'Est ed è intervenuta a York su una questione decisamente attuale: "The role of radio
and Ukrainian/Russia dialogue in the 21st century".  Sulla rivista Cold War History nel 2013 aveva pubblicato un articolo intitolato "Radio Wars, broadcasting in the Cold War" che per nostra fortuna è disponibile online

08 ottobre 2016

Radio Revolten: a Halle, in Germania, un mese di arte alla radio (anche in onde medie low power!)



Durerà fino al 30 ottobre il festival di radio-art Radio Revolten, varato il primo del mese nella località sassone di Halle an der Saale, nei pressi di Lipsia. Tra performance, esecuzioni, workshop e conferenze, diverse location della storica cittadina saranno animate da una settantina di sound e radio artist di 17 nazioni, che daranno luogo al festival di arte radiofonica più ambizioso della storia. Non poteva ovviamente mancare una stazione radio, attiva 24 ore su 24. L'omonima Radio Revolten si può ascoltare comodamente in streaming, ma per l'occasione da Halle sono in funzione anche una frequenza in FM, 99,3 e una in onde medie, su 1575 kHz. Il festival, curato tra gli altri da Knut Aufermann (qui intervistato dal Goethe Institut), per anni alla direzione artistica della londinese Resonance Radio, è davvero pieno di cose da ascoltare e seguire. Un dettagliato giornale-catalogo, RR Zeitung, è accessibile su Issuu. Il Festival si può seguire anche su Facebook e su Twitter.

Dopo lo spegnimento di tutti gli impianti AM degli enti regionali tedeschi, nel 2015, la low power Radio Revolten1575 kHz, offre, al di là dell'enorme valore culturale del festival, la ghiotta opportunità di riascoltare in onde medie la Germania (a dire il vero non è proprio così perché in questa porzione dello spettro radio è rimasta attivo il network delle forze americane AFN su 1107 kHz). Qui in Italia non sarà facile intercettarne il segnale, perché sulla stessa frequenza è ancora in funzione l'impianto OM di Genova/Portofino, ma si può tentare nelle ore notturne, nonostante l'interferenza dalla Spagna (e forse dagli Emirati arabi), tanto più che, specie di notte, è prevista la trasmissione dell'identificativo Radio Revolten anche in codice Morse. Utilizzando la Web radio remotizzata di Twente, in Olanda, riesco a sentire qualcosa intorno al tramonto, anche se molto a sprazzi. 
L'antenna di Radio Revolten 1575 troneggia su una delle cinque torri della centrale Marktplatz. Radio Revolten, l'arte alla radio e la radio nell'arte, è un progetto curato da Radio Corax, emittente alternativa FM della stessa Halle. L'antenna è stata montata, accanto al dipolo già utilizzato da un club radioamatoriale, sulla cima della torre dell'ex Istituo di Fisica dell'Università. 
La Fondazione culturale federale è il principale sponsor dell'iniziativa, la cui direzione, oltre a Auferrmann è affidata ad Anna Friz e Sarah Washington, la redattrice dell'austriaca ORF Kunstradio Elisabeth Zimmermann e al responsabile della programmazione di Radio Corax, Ralf Wendt.

07 ottobre 2016

Segnali ultradeboli e SDR da master a Castelfeder, per la 18esima edizione di Digital&Radio Communications

Lo so, non è un gran preavviso, ma non potevo non segnalare - facendo i miei auguri ai partecipanti - il summit di due giorni a Castelfeder che si apre domani, sabato 8, in Alto Adige. Si tratta della 18esima edizione dello storico convegno sulle comunicazioni radioamatoriali digitali ideato dall'associazione i-Link e da diversi anni è il centro delle discussioni e degli annunci a più alto livello per quanto riguarda la ricerca e sviluppo SDR in Italia. Ecco la locandina dell'evento, che non è stato particolarmente promosso sul Web:


Personalmente ho diversi problemi che mi impediscono di prendere parte quest'anno, ma se potessi non mi perderei il pomeriggio di domani, con gli interventi di Giovanni Franza, giovane ingegnere svizzero che ha dedicato la sua tesi per il master alla scuola superiore SUPSI di Lugano alle applicazioni della piattaforma SDR Elad DUO,  e il solito Nico Palermo, che presenterà il suo straordinario lavoro sulla trasmissione di segnali a bassissima potenza, alle estreme frontiere del limite di Shannon, con la codifica QRA64 che estende quelle già disponibili con il software WSJT. In occasione della conferenza di Venezia EME2016 lo scorso agosto, Nico aveva già reso pubblici un articolo sui codici "cumulativi", e le slide della sua presentazione.
Arrivare alla Haus Castelfeder, nei pressi di Ora (Bolzano), non è banale, così come non banali saranno i contenuti discussi durante Digital&Radio Communications 2016, ma bisognerebbe davvero esserci. Come sempre, attenderò il reportage fotografico di Alberto Di Bene.

03 ottobre 2016

RTE 1 252 kHz, niente switchoff nel 2017. Le onde lunghe piacciono agli espatriati

La foto dell'impianto di Clarkstown, da Wikipedia.
[Purtroppo il contenuto di questo post deve ricevere uno spiacevole aggiornamento. I responsabili di RTE hanno confermato che la dismissione dell'impianto di Clarkstown rimane programmata per il 2017. Verranno comunque esplorati altri format e canali destinati alla comunità degli irlandesi emigrati. Peccato.] Il modello europeo del "public broadcasting" è messo a dura prova dalla lunga crisi, che ha reso i bilanci di molte emittenti perforati come il gruviera. Ma è sempre più chiaro che certe scelte sono, in realtà, di natura politica. Hanno a che fare con i desideri e le aspirazioni della gente. In questo senso sorprende l'annuncio, oggi sull'irlandese Independent, della sospensione del progetto di smantellamento dell'impianto in onde lunghe di Clarkstown su 252 kHz, nato come joint venture pubblico-privata (tra l'irlandese RTE e il gruppo RTL) alla fine degli anni '80 e oggi gestito da RTE Radio 1 attraverso 2RN, l'operatore di rete controllato dallo stesso broadcaster pubblico. I 252 consumano molto e pesano parecchio sulla bolletta elettrica di RTE (250 kiloeuro all'anno, secondo il quotidiano). L'emittente, chequest'anno annuncerà un altro buco da 20 milioni di euro, aveva da tempo deciso per lo spegnimento di questa potente antenna, che era stato fissato per il maggio del 2017. E invece sembra che il destino ultimo delle onde lunghe irlandesi potrebbe essere oggetto di revisione. Diversi gruppi di opinione si sono fatti sentire, inclusi i rappresentanti della importante comunità di 600 mila irlandesi che vivono nel Regno Unito, naturale area target dell'emittente. Per quanto obsoleta e costosa come tecnologia, le onde lunghe continuano a essere percepite come un importante legame con la madre patria, soprattutto dagli ascoltatori più anziani. L'Independent cita un sondaggio da cui risulterebbero livelli di apprezzamento superiori al 90% in un pubblico evidentemente molto più fedele del previsto.
Non è detto che non vengano prese in considerazione tecniche nuove, come il DRM (peraltro già utilizzato in passato per una sperimentazione sulla stessa frequenza), ma anche il prossimo anno RTE 1 continuerà a trasmettere.

07 settembre 2016

E due. All'IBC di Amsterdam l'annuncio di un secondo nuovo ricevitore DRM, il Gospell GR-216

Sono passati pochi giorni dalle prime rivelazioni riguardanti un nuovo modello di ricevitore predisposto per il sistema di radiofonia digitale DRM - Digital Radio Mondiale, e già arriva la notizia di un secondo ricevitore presto disponibile sul "mercato di massa". Il ricevitore, siglato GR-216, verrà prodotto da una azienda cinese dal nome un po' improbabile, Gospell, al momento conosciuta solo per i suoi set top box. Ma a chi come Radiopassioni segue questo settore da tempo praticamente immemore, non sfugge la coincidenza di una origine in comune: nel febbraio scorso Gospell ha infatti acquisito un concorrente chiamato Newstar Chengdu, produttore negli ultimi anni di ben due modelli DRM, il DR111 e DR212.
Nella sua storia prossima a diventare trentennale (i primi esperimenti con una versione preliminare dello standard Eureka 147, altrimenti noto come DAB, risalgono al 1988), la radio digitale ha raggiunto in poche occasioni livelli di penetrazione autenticamente compatibili con la definizione di mass market. Il DAB in questo momento è la tecnologia più diffusa a livello globale, in alcuni casi con popolazioni di qualche milione di ascoltatori. Anche i due sistemi americani terrestri e satellitare - rispettivamente HD Radio, non a pagamento e Srius XM, a pagamento - si può misurare in diverse centinaia di migliaia di apparecchi venduti o abbonamenti sottoscritti.
Il DRM, concepito a suo tempo (1998) dai costruttori di apparati come tecnologia "rivitalizzante" nell'ambito del broadcasting internazionale, in forte declino negli anni a ridosso della caduta del Muro di Berlino, non ha mai avuto neppure sfiorato queste cifre. In una dozzina d'anni di vita commerciale dello standard, ufficializzato dall'ETSI, i pochi ricevitori standalone prodotti da una manciata di costruttori hanno venduto - e solo a hobbysti molto motivati - un esiguo numero di esemplari. Insuccesso che non ha mai del tutto bloccato la lenta ruota del mulino di una nicchia di industria che a dispetto della evidente scarsità di componentistica, non ha mai smesso di riprovarci con una certa regolarità. Tra i primi ricevitori "di massa" ci fu il Morphy Richards, poi tanti altri tentativi fino al Newstar. Più recentemente ci ha provato un costruttore indiano, Avion, con un modello disponibile solo via Amazon India. E pochissimi giorni fa, in occasione di un meeting della HFCC, l'associazione globale dei broadcaster in onde corte, la presentazione del PantronX Titus II (i nomi, quando si tratta di DRM, sembrano quelli inventati per i film di James Bond 007), un dispositivo basato su tablet Android che se non altro desta proprio per questo motivo una certa curiosità. 
E adesso ecco il turno di Gospell, il cui comunicato diffuso nei giorni della fiera olandese IBC recita così:

GR-216 is equipped to receive DRM broadcast, as well as traditional FM with RDS and AM in medium wave band and shortwave band. Featuring a high performance DRM/AM/FM tuner, GR-216 provides noise-free reception of even the weakest stations. It supports the latest audio compression standard xHE-AAC and traditional HE-AAC as well as SBR and parametric stereo.
Besides the built-in whip antenna and ferrite bar antenna, dedicated AM/FM external antenna terminals with switch are located on the rear side of the radio, this will help those who live or work in a metal or concrete building and enjoy listening to a radio.
This unique radio will automatically turn itself on and initiate its emergency-tuning process when the Emergency Warning Broadcasting is engaged. The radio will enlarge its volume, flash the backlight, play siren sound and tune itself to the emergency program.
In addition to DRM program recording, AM/FM are also supported. Recorded program will be stored on the attached USB pen drive and can be played back on other devices such as a phone or a tablet. The GR216 also includes a scheduler which allows the user to schedule regular and unattended recordings for their favorite radio programme.
The built-in high-quality 3 inch full-range speaker with enlarged magnet provides outstanding audio performance and room filling sound. With the help of state-of-the-art audio processing technology, GR-216 includes separate bass, mid and treble tone controls and a graphics equalizer, users can tailor the sound to their taste. We’ve provided an output for headphones along with an audio output on the rear side of the radio for line recording or to connect GR-216 as a radio tuner to a home audio system.
As a tabletop radio, GR-216 features dual independent alarm clocks with sleep timer. The alarm clock allows for once, daily, weekday and weekend settings. The alarm can be adjusted to the volume you prefer with buzzer or radio stations. 

Caratteristiche interessanti, soprattutto il nuovo codec audio xHE, e un design che per una volta non ricorda un brutto giocattolo in plastica made in China. Non ci sono indicazioni di prezzo ma è presumibile che si aggiri intorno ai soliti 100, 150 euro. A parte il sospetto che continuando di questo passo il famoso mass market non sarà raggiunto da un costruttore capace di sfornare un milione di pezzi ma da un milione di costruttori incapaci di andare oltre qualche manciata di prototipi, resta un problema non marginale: ormai sono pochissimi  broadcaster attivi con trasmissioni digitali, i più impegnati sono gli enti statali di Romania, India e Nuova Zelanda. Il senso di tutto questo sfugge ai più, sembra diventata una strana partita tra broadcaster sicuramente non celebri per la loro governance e trasparenza interna, costruttori di trasmettitori HF, e un numero imprecisato, ma non elevatissimo, di ascoltatori. Pergiunta, in una fase storica in cui tutto lascia intuire che la radiofonia convergerà sulle future infrastrutture 5G.

06 settembre 2016

ABC Domestic Service lascia spegne le onde corte dei 120 e 60 metri. Niente più ascolti esotici dall'Australia?



Se fosse definitivamente confermata, sarebbe una notizia tristissima per la comunità globale degli ascoltatori delle onde corte, e forse un disagio ancora più grande per gli abitanti della vasta regione desertica dei Northern Territories australiani. Sembra che ABC abbia improvvisamente dismesso le tre stazioni HF che ripetevano la programmazione locale nell'area compresa tra Alice Spring al centro dell'Australia e Katherine più a nord, in direzione del porto di Darwin. Tre postazioni che utilizzavano diverse frequenze nelle bande tropicali dei 120 e 60 metri, riportate in questa tabella, con potenze non superiori ai 50 kW. 




Malgrado la distanza e la potenza relativamente bassa tutte queste frequenze consentivano di ricevere il segnale nazionale di ABC anche qui in Italia - spesso con sorprendente intensità - per la gioia di tutti gli hobbysti delle onde corte. Ma naturalmente, pensiamo soprattutto alle implicazioni su scala locale. Secondo una prima testimonianza, le onde medie non sono sufficienti per assicurare copertura diurna in quel territorio, dove sono presenti piccoli ripetitori in FM. Le piccole comunità degli aborigini non disporrebbero neppure di tale opportunità.
Ma sarà una decisione definitiva? La domanda è lecita perché proprio in queste ultime settimane la sezione internazionale di Radio Australia operativa dagli impianti di Shepparton hanno avuto un comportamento strano. Di colpo, verso metà agosto, tutte le trasmissioni sono state sospese e tra i commenti che circolavano tra DXer e appassionati di programmi radio dall'estero l'ipotesi più concreta  era che lungi dal trattarsi di una semplice manutenzione, lo spegnimento era stato deciso proprio per poter valutare le reazioni degli eventuali ascoltatori. Insomma, un trucco per capire se se Radio Australia in onde corte la ascoltasse qualcuno. Il problema di un servizio domestico diffuso in modalità analogica in HF oggi è legato ai costi delle potenze impegnate in funzione della qualità e della reale penetrazione di queste emissioni. Le onde corte sono molto affidabili, lo si sa, ma è naturale che non tutti la considerino necessariamente una soluzione percorribile. Tenere in piedi certe attività di trasmissione solo per la felicità di poche centinaia, forse decine di persone in tutto il mondo, per di più non contribuenti dell'erario australiano oggigiorno può presentare un po' di problemi a livello politico. 
Se le ipotesi sono vere, è anche possibile che ABC stia cercando di vagliare meglio il potenziale di audience del servizio domestico, pur se sarebbe verosimilmente più logico svolgere una vera e propria ricerca di mercato nella regione centrosettentrionale. Dopo la momentanea pausa, durata comunque diversi giorni, Radio Australia internazionale è ritornata a trasmettere da Shepparton. Ora bisogna vedere che cosa succederà dei programmi nazionali diffusi nei 120 e 60 metri. Il rischio di sparizione definitiva c'è e non è affatto trascurabile. Basteranno le reazioni degli ascoltatori autraliani e dei DXer d'oltre confine a determinare un esito diverso?