31 ottobre 2010

Ciao Stoccolma, anche la Svezia lascia le onde corte

Credo che tutti i lettori abituali e occasionali di questo blog siano più o meno assuefatti all'idea dell'innovazione tecnologica o mediatica. Un dispositivo, un servizio, un mezzo di distribuzione che prima non c'era e di colpo, o più gradualmente, c'è. Internet, il Web, sono stati la novità più grossa, ma pensate a quante cose spuntano continuamente, dai lettori mp3 ai navigatori Gps. Molte altre cose di natura tipicamente tecnica o tecnologica, cambiano, si evolvono, restando più o meno uguali. Oggi i nostri figli non saprebbero utilizzare un telefono a disco, ma in compenso sono nati che la telefonia cellulare era già una realtà consolidata.
Ho sempre trovato meno istintiva da accettare, invece, l'idea dell'obsolescenza tecnologica. Anche qui le gradazioni sono diverse. Il compact disc ha soppiantato il "vinile", che non è proprio scomparso del tutto, ha avuto addirittura un suo piccolo revival. I registratori digitali non hanno (ancora) sostituito del tutto le audiocassette e comunque l'obsolescenza può riguardare oggetti che hanno avuto una esistenza relativamente breve (le audiocassette hanno cominciato ad affermarsi alla fine degli anni Sessanta e hanno dominato più o meno per 30 anni, un periodo equivalente a una generazione o poco più). Tendiamo a dare per scontato o a giudicare comunque ragionevole il fatto che dopo una generazione una novità tecnologica possa sostituire l'altra.
Le onde corte furono una invenzione tecnologica che può rientrare a pieno titolo tra i pochi, autentici miracoli della modernità. I programmi in onde corte delle emittenti internazionali sono iniziati 70, 80 anni fa. Molte trasmissioni locali in onde corte sono andate avanti per mezzo secolo, le onde medie hanno addirittura 90 anni. Forse perché le ho seguite a lungo anch'io, assistere in questi ultimi anni alla loro inesorabile estinzione mi dà una strana sensazione, come di un'inattesa accelerazione del normale corso del tempo, una canizie improvvisa, una porta che si chiude di colpo e per sempre.
Ieri sera c'è stata l'ultima trasmissione in onde corte di Radio Sweden, emittente svedese per l'estero che aveva aperto i battenti nel 1938. Con le frequenze in onde corte se ne vanno anche il trasmettitore in onde medie di Sölvesborg, distante da noi ma udibilissimo sebbene il canale di 1179 kHz fosse, sia piuttosto affollato. Se si eccettua l'hobbystica Scandinavian Weekend Radio, non esiste più una stanzione broadcast che utilizza le onde corte e medie in Scandinavia. Gli impianti dismessi dalle emittenti pubbliche in Finlandia e Norvegia vengono affittati ad altri operatori e questo dovrebbe essere il destino di Sölvesborg. Roy Sandgren, un imprenditore svedese della radio che sul Web commercializza una autoradio DAB, vuole aprire una stazione commerciale su 1179 kHz.
Sul sito di Radio Sweden, dove l'attività delle redazioni per l'estero proseguirà in futuro, trovate il file mp3 dell'ultima trasmissione, con una breve storia della sua parabola e una intervista alla responsabile dell'emittente che ha deciso la chiusura definitiva per evidenti ragioni di costo:





Questo qui invece è il filmato degli ultimi due minuti di audio ascoltati ieri sera, intorno alle 22 UTC su 1179 kHz. Anche quella musica è finita per sempre, d'ora in poi per ascoltare Sverige Radio è meglio scaricarsi l'applicazione per iPhone.





ZImbabwe, la polizia sequestra le radio a onde corte

Malgrado l'annunciata intenzione di riformare la regolamentazione dei media, la presidenza di Mugabe in Zimbabwe non sembra avere intenzione di allentare la morsa sulle emittenti che attraverso le onde medie e corte cercano di portare nella ex Rhodesia una voce alternativa alla radiotelevisione di Stato. Radio Voice of the People denuncia l'attività della polizia che sta confiscando le radio a onde corte che vengono distribuite gratuitamente nelle aree rurali dalle organizzazioni non governative. Nel mirino, oltre alle trasmissioni di Radio VOP, ci sono anche SW Radio Africa e Studio 7, trasmessa dalla Voice of America. Quest'ultima avverte esplicitamente sul suo sito che ad Harare le trasmissioni sui 909 kHz dal Botswana sono disturbate dal jamming governativo.

Zim Police On Radio Sets Raid Spree
29/10/2010
Harare, October 29, 2010 – Police in Mashonaland East have launched a blitz confiscating Short Wave radio sets parcelled out to villagers by non-governmental organisations campaigning for the freeing of the airwaves. Information obtained by Radio VOP on Thursday indicated that the police had been raiding homesteads starting with Murehwa centre in search of the “offending” SW radio sets, in what civil society organisations view as part of a Zanu (PF) strategy to stop rural folk from accessing alternative media sources other than the Zimbabwe Broadcasting Corporation (ZBC).
Due to ZBC’s partisan reporting in favour of President Robert Mugabe and Zanu (PF), Non-governmental organisations have been doling out free SW radios to enable villagers to tune into foreign-based radio stations which beam into the country such as Radio VOP, SW Radio Africa and and the Washington-based Studio Seven run by the Voice of America.
An official with ZimRights told Radio VOP that police officers in the company of members of the dreaded Central Intelligence Organisation (CIO) are going around Murehwa District threatening villagers in possession of the NGO donated sets before proceeding to confiscate them. “Three men from Chitowa village fell victim to this police raid early this week and they have been able to identify the police details as Constables Sibanda and Basopo,” said the source. In a statement to Radio VOP confirming the police actions, ZimRights in Harare said police claimed the distribution of the radio sets were done “behind their backs and without their knowledge.”
“Consequently, they (police) question the motive of the organisations in giving the radios behind their back,” said ZimRights. “They argue that the radios are propaganda driving tools meant to discredit the government. The police claimed that with the radios, the people cannot access official Zimbabwe radio stations. They also cited ZIMRA (Zimbabwe Revenue Authority) complaints about evasion of tax during the importation of the radios,” it added. National police spokesman, Wayne Bvudzijena said he was not aware of the incidents but promised to investigate.
ZimRights said it was demanding an immediate stop to the victimisation of rural people as well as the violation of their right to access to information and freedom of expression. “Police should practice what they are mandated to do instead of pursuing political agendas, an undesirable characteristic of state security,” said ZimRights. Despite media reforms being top of the agenda of the government of national unity, Zanu (PF) is refusing to free the airwaves.

Web radio ed economia della musica. Costi da rivedere?

A volte fare un po' rumore serve a cambiare qualcosa, anche qui nella tanto vituperata - e sovra/sottostimata, mai una volta che venga vista in modo equilibrato - blogosfera. Dopo che questo spazio ha contribuito a rilanciare, poche settimane fa, la notizia della scomparsa della voce "Web radio personali" dai moduli che la SIAE fa compilare a chi deve versare l'imposta prevista per chi vuole diffondere musica via Web attraverso un canale in streaming, la SIAE ha fatto marcia indietro. Prima il modulo in questione è stato ritirato dalla circolazione. Poi è stato sostituito con una nuova versione. Dove le Web radio personali ricompaiono come "terza categoria". Ecco la definizione fornita dalla stessa SIAE sul suo sito.

WebRadio

L'autorizzazione per le webradio è rivolta ai soggetti titolari di siti che hanno come unico contenuto musicale una programmazione predefinita in cui l'utente non può in alcun modo accedere a contenuti musicali on demand.

L'Autorizzazione prevede distinte tariffe per le seguenti categorie:

- web radio commerciali: sono tali quelle che danno luogo a introiti diretti o indiretti attraverso il sito o sono inserite in siti che promuovono attività commerciali o professionali, servizi, prodotti.

- webradio istituzionali o di organismi pubblici: sono tali se appartenenti a fondazioni, onlus, istituzioni, enti locali e non generano in capo ad essi alcun vantaggio commerciale diretto o indiretto.

- web radio personali: sono tali le web radio presenti su siti di persone fisiche, privi di introiti e di finalità commerciali, anche indirette.

L'importo annuo fissato per ciascuno "canale" musicale che una persona fisica vuole trasmettere su Internet viene fissato in 400 euro più IVA al 20%, pari a 480 euro. Il modulo per regolarizzare le Web Radio in base alla vigente normativa sul diritto d'autore si può prelevare qui. Sono anche in grado di rivelarvi che Radiopassioni ha quasi sicuramente contribuito a questo piccolo cambiamento. So per certo che il mio post del 6 ottobre è stato letto negli uffici di SCF e SIAE. Evviva.
Il fatto che anche le Web radio no profit siano rientrate così nell'alveo del valore economico associato alla produzione e ascolto della musica, diventa importante se letto insieme a un'altra notizia recente. In settimana è stata presentata l'edizione 2010 del Rapporto "Economia della musica in Italia", curato da SIAE, SCF, DISMA Muisca e FEM. Ecco il paragrafo dedicato, nell'ambito della cosiddetta "musica sparsa", agli introiti derivanti dai diritti versati a SIAE e SCF dalle emittenti nazionali e locali, da cui si evince che nel 2009 sono stati incassati da SIAE e SCF 21,7 milioni di euro (15 alla sola SIAE), pari al 5,8% delle entrate pubblicitarie radiofoniche (nel 2009 solo 371 milioni).

4.3 La musica sparsa: le radio

Negli scorsi rapporti sullʼeconomia della musica identificavamo un aggregato, che definivamo della “musica sparsa” ad indicare tutta la musica fruita in modo indiretto ed al di fuori dei tradizionali luoghi dedicati allʼascolto. La musica sparsa è allora la musica che ascoltiamo alla radio, nelle colonne sonore di un documentario televisivo, in un grande magazzino, in una discoteca o in una palestra. Certamente non possiamo immaginare una radio senza musica, una discoteca senza musica o una emittente televisiva che non usi jingle, non trasmetta canzoni ma trasmetta solo programmi (film e documentari inclusi) senza musica. Questi comparti, seppure con qualche diversità hanno qualcosa in comune: lʼimpresa radiofonica, quella televisiva, oppure la discoteca utilizzano la musica come un fattore della produzione allʼinterno del proprio processo produttivo e dunque sono tenute, per legge, a remunerare la filiera musicale in modo diverso rispetto al semplice acquisto di unʼopera musicale per un uso privato. La logica è in fondo semplice: quando la musica diventa un fattore produttivo di qualche altro prodotto venduto in altri mercati, tutti coloro che hanno contribuito alla produzione devono essere considerati compartecipi e dunque essere remunerati.
La diffusione di musica genera dei diritti dʼautore e dei diritti connessi discografici, raccolti rispettivamente da SIAE e SCF e ripartiti nel modo mostrato dalla figura seguente. Le radio pagano alla SIAE un contributo proporzionale alla loro dimensione (misurata sui ricavi) e devono rendicontare i brani trasmessi, per consentire poi alla SIAE di remunerare nel modo corretto gli aventi diritto. Il diritto discografico dovuto a SCF è anchʼesso proporzionato alla dimensione dellʼemittente. Successivamente SCF ripartisce ai propri associati questa entrata in proporzione ai brani effettivamente utilizzati, ove esista il rendiconto, altrimenti ai diritti fonomeccanici versati alla SIAE.
Il settore radiofonico, nel 2009 ha raccolto 371 milioni di euro dalla pubblicità, diminuendo il proprio fatturato del 7,8% rispetto al 2008. Da notare che tutti i mesi hanno fatto registrare delle contrazioni del fatturato rispetto ai mesi corrispondenti del 2008 con le sole eccezioni di settembre e dicembre. Il mese di gennaio aveva registrato addirittura un -30% e solo la parte finale dellʼanno ha consentito di contenere la contrazione del fatturato.
La pubblicità radiofonica raccoglie circa il 6% di tutta la pubblicità nazionale ed è opportuno ricordare che nel 2009 la pubblicità, a livello nazionale, si è contratta del 13% mettendo in seria difficoltà quasi tutti i mercati dei media che hanno dalla pubblicità una rilevantissima risorsa: primo tra questi il mercato dei periodici. Una riduzione “solo” del 7,8% per un business che, ad eccezione della radio pubblica, è interamente basato sulla pubblicità costituisce una performance relativamente molto buona.
I diritti che le radio versano al resto della filiera sono la somma dei diritti pagati alla SIAE (classe III) dalle radio nazionali e locali e dei diritti discografici versati a SCF. La somma di questi diritti è 21,7 milioni di euro (6,7 milioni raccolti da SCF e 15 milioni da SIAE), cioè circa il 5,8% del fatturato complessivo delle radio.

Non sono in grado di precisare in questo momento se tale somma include anche la quota versata dalle emittenti Web. Il Rapporto viene infatti realizzato calcolando i dati di "sell-out" (in pratica il valore effettivo generato) costruiti sui fatturati degli editori e sugli incassi di chi percepisce i diritti d'autore. Le categorie che potrebbero interessare al fenomeno delle Web radio sono quelle della "musica digitale" (dove esiste una sottocategoria "streaming" che ha generato nel 2009 un fatturato di 2 milioni) e - appunto - delle "radio" nel segmento complessivo della "musica sparsa". E' ipotizzabile che tutto confluisca nella voce "radio", perché forse gli streaming digitali riguardano altre modalità di consumo della musica online. Il discorso che volevo fare è un altro. Se le radio italiane generano circa 22 milioni di diritti musicali versati e a questi aggiungiamo in ogni caso i 2 milioni degli streaming digitali, arriviamo a stabilire che il 6,3% dei fatturati pubblicitari delle radio viene versato sottoforma di diritti d'autore. Ora, per le Web radio musicali commerciali solo la SIAE chiede il versamento forfettario del 7% degli introiti quando la programmazione musicale supera il 75% del tempo complessivo di "Webcasting". Non è che è una percentuale eccessiva, anche assumendo che il valore pubblicitario delle emittenti Web sia paragonabile a quello delle emittenti via etere (ipotesi irrealistica)? Intanto, anche la REA Radiotelevisioni Europee Associate promuove una iniziativa congiunta tra emittenti e Web radio per una rinegoziazione delle aliquote da versare alla SIAE, invocando un maggiore allineamento agli introiti effettivi.
Ecco un ulteriore spunto di riflessione, insieme al fenomeno sempre più articolato della produzione e del consumo di musica Creative Commons, nell'appassionante dibattito sul diritto d'autore nel contesto dei nuovi modelli di business digitali. Proprio ieri, 30 ottobre, era in programma al centro sociale Officina99 di Napoli, una tavola rotonda sulla gestione discografica della musica CC proposta da Subcava Sonora insieme al concerto di lancio del nuovo album dei Sula Ventrebianco, vincitori del premio Martelive 2010 per la sezione musica.


30 ottobre 2010

RadioPlayer, tutte le radio UK su Internet in alta qualità

L'altro giorno nel corso della tavola rotonda dove abbiamo discusso in RAI del futuro digitale della radio, Enrico Menduni ha dichiarato che se non il DAB non parte "la radio è spacciata". Il mio punto di vista è molto diverso. La nuova infrastruttura digitale è sicuramente importante e rappresenta una opportunit da sfruttare. Ma grazie ai modelli alternativi al broadcast, quelli basati sulle connessioni broadband e sul protocollo Internet, la radio è già - piaccia o no - entrata a pieno titolo nel digitale.
Quale miglior esempio se non le due recenti notizie che arrivano, ancora una volta, dal Regno Unito, la nazione tra l'altro in cui il DAB ha avuto il maggior successo commerciale. Prima c'è stato l'annuncio su BBC Internet Blog della nuova tecnologia HD Sound, una nuova modalità per stream audio ad altissimo bitrate, ben 320 kilobit al secondo, e dinamica (differenza tra piani e forti) molto più estesa. Ascoltatevi il concerto di Robert Plant, ex Led Zeppelin, ripreso in HD Sound dai BBC Radio 2 Elecrtic Proms. BBC Radio 3 adotterà la tecnologia per i suoi stream di musica classica.

HD Sound for Radio 3
Rupert Brun, Monday, 18 October 2

In a previous BBC Internet Blog post I discussed an experimental 'Extra High Quality' (XHQ) live internet stream of Radio 3 for the last week of the 2010 BBC Proms season. The experiment received very strong support from the Radio 3 audience, with over a thousand people completing the on-line survey.
We have listened to what you told us and at the Radio Festival in Salford today, BBC Director of Audio & Music Tim Davie is announcing that BBC Radio 3 will be available in the same 'XHQ' quality on an ongoing basis from the beginning of December. The service will also be available for selected special events on other BBC Radio Networks, starting with the Electric Proms on BBC Radio 2.
The service has a new name, rather than the 'XHQ' of the experiment it's now called 'HD Sound'; we feel that this will be meaningful to the audience without further explanation. Initially HD Sound will only be available for live streaming but I hope to extend it to on demand listening in the future. Unlike the XHQ experiment, the HD Sound Radio 3 stream will only be available in the UK I'm afraid, although we are looking at options to further improve the sound we offer to the international audience.
Initially the service will be available as an alternative to the normal iPlayer stream; you will be able to access it through a web page linked from the Radio 3 home page or from the home page for each special event on the other networks.
Providing the feed as an embedded player in a web page allows us to keep the iPlayer feed as it is for the present, whilst we gather more data on how well the HD Sound stream works for a wider range of audiences than we reached with the Proms XHQ experiment. We need to find out whether the higher bit-rate causes buffering or other reliability problems for people and whether the increased dynamic range is a nuisance for some listeners.
At present we use the same source of audio for HD Sound, the iPlayer and both terrestrial and satellite TV. This means that when we offer the full dynamic range through HD Sound we also broadcast the full dynamic range on iPlayer and TV too. We will gather audience feedback on this over the coming months as we don't yet know how audiences for different types of content on different platforms will feel about the increased dynamic range.
HD Sound on the internet is not the end of the story. We received a lot of feedback about other platforms and I am committed to exploring ways to further improve the audio we deliver to our audience on all platforms.

Rupert Brun is Head of Technology for BBC Audio & Music

Director of Audio & Music Tim Davie wrote about HD Sound on the BBC Radio blog this morning.
Read the BBC's HD Sound press release.


A tutto questo si aggiunge la notizia secondo cui HD Sound sarà incorporato nel nuovo player multicanale che a partire dal prossimo dicembre consentirà di ascoltare via Internet (e in prospettiva su dispositivi come i televisori connessi e gli smartphone) centinaia di stazioni radio britanniche. UK RadioPlayer è un progetto congiunto tra emittenti pubbliche e commerciali e coinvolge anche uno sforzo per un formato standard di metadati che consentirà l'accesso a un database comune di informazioni sulle diverse stazioni e i loro programmi. L'obiettivo è consentire di raggiungere attraverso una unica "meta consolle", le oltre 400 stazioni radio regolate in Gran Bretagna dall'authority OFCOM. Avete letto bene, 400 stazioni tra nazionali e locali. Tutte le informazioni sul RadioPlayer si trovano sulla pagina ufficiale allestita dal consorzio Radio Council, costituito nel 2009. Qui in calce la demo del RadioPlayer pubblicata anche su YouTube.
Davvero avremo ancora bisogno del DAB?




IEEE 1901 powerline a 500 Mbps: interferenze in FM?

La IEEE ha annunciato la approvazione di un nuovo standard, orientato ad applicazioni di smart grid (rete elettrica intelligente, contatori avanzati ecc.) e LAN nelle case. Si chiama IEEE 1901 ed è in grado di supportare connessioni fino a 500 Mbps sui cavi elettrici. Anni fa la lega dei radioamatori americani, ARRL, ha aperto un aspro fronte di lotta legale contro la tecnologia "powerline", che utilizza i cavi elettrici per applicazioni di rete locale (come forse sapete esiste anche uno standard, HomePlug, che permette di sfruttare l'alimentazione elettrica dei dispositivi informatici per collegarli insieme via Ethernet). Il fatto è che il BPL irradia forti rumori proprio nei segmenti di frequenza assegnati ai radioamatori e la ARRL sostiene - ragionevolmente mi pare - che questi rumori non interferiscono solo con le comunicazioni ma anche con il diritto costituzionale alla libertà di espressione.
Nel 2008 in una sentenza rimasta storica la ARRL è riuscita - facendo appello al Freedom of Information Act - a ottenere dal tribunale la piena divulgazione dei risultati delle prove interferenziali utilizzate dalla FCC, il regolatore americano, per i suoi certificati di compatibilità elettromagnetica. Grazie all'intervento del tribunale è stato possibile dimostrare che la FCC aveva ignorato a suo vantaggio risultati che mettevano in evidenza i problemi di interferenza del BPL. Si legga per esempio questa storia apparsa su Ars Technica o questo commento del DSLreports O ancora questi dettagli sugli ulteriori passi che la ARRL stava cercando di intraprendere per imporre controlli più severi sulle interferenze elettriche. Su Youtube c'è un filmato che mette chiaramente in risalto la censura di fatto che la FCC ha esercitato nel prendere le sue controverse decisioni.
Il powerline non è riuscito a ottenere un grande successo commerciale come tecnologia di accesso a Internet, ma nelle abitazioni i dispositivi digitali che comunicano attraverso le prese di corrente cominciano a essere abbastanza diffusi, l'altro giorno in aeroporto a Ginevra ho visto uno scaffale pieno di interfacce HomePlug da inserire nella presa per trasformarla in un punto-rete. Gli apparecchi come questi hanno distrutto l'hobby dell'ascolto delle onde corte nelle aree urbane e rappresentano un serio problema per la normale ricezione delle onde medie, per quanto possano essere obsolete.
Ora la situazione rischia di peggiorare ulteriormente perché il sistema IEEE 1901 lavora su bande di frequenza ancora più estese.

IEEE 1901 Broadband Power Line Standard for 500 Mbps Communications Approved

New standard is enabling technology for Smart Grid, transportation and LAN applications

PISCATAWAY, N.J., USA, 18 October 2010 -- IEEE, the world’s leading professional association for the advancement of technology, today announced the ratification of the IEEE 1901™ Broadband over Power Line (BPL) standard. Sponsored by the IEEE Communications Society, this globally recognized BPL standard will be a key enabling technology for a wide range of applications including smart energy, transportation and Local Area Networks (LANs) in both the home and the enterprise.
Networking products that fully comply with IEEE 1901 will deliver data rates in excess of 500 Mbps in LAN applications. In first-mile/last-mile applications, IEEE 1901-compliant devices will achieve ranges of up to 1500 m. The technology specified by IEEE 1901 uses sophisticated modulation techniques to transmit data over standard AC power lines of any voltage at transmission frequencies of less than 100 MHz.
“More than 94 corporations, trade associations and universities contributed to the standard’s evolution through the IEEE 1901 Working Group,” said Jean-Philippe Faure, Chair, IEEE 1901 Working Group, “to create the world’s most innovative, mature and unified BPL standard.”
Although IEEE 1901 has been widely recognized as the standard that will enable universal communications in Smart Grid applications, it will also have significant impact in other applications.
In the transportation sector, for example, the standard’s data rates and range make it possible to deliver A/V entertainment to the seats of airplanes, trains and other mass transit vehicles. Electric vehicles can download a new entertainment playlist to the A/V system while the car in charging overnight.
In the home, PLC will complement wireless LANs by providing a link through walls and other RF impediments as well as over distances beyond the normal range of wireless networks. It will complement wireless networks in hotels and other multistory buildings by carrying multimedia data over the longer distances and allowing wireless to complete the communication link over the last few meters.
IEEE 1901 will also benefit utilities, service providers, and consumer electronics companies – anyone with a stake in smart grid technologies – as well as smart-meter providers and home appliance manufacturers
“The IEEE 1901 standard will have a significant impact on communications technology in the home, the enterprise and on the factory floor, because it brings power-line networking into parity with wireless networks in terms of speed, and offers the considerable advantage of penetrating walls and other structures that obstruct RF radiation, said Judy Gorman, Managing Director, IEEE Standards Association. “Hybrid wireless/power-line networks successfully address all the remaining problems of wireless LANs and – unlike wired LANs – do not require a dedicated wired infrastructure.”

La maggiore capacità di trasporto di questa nuova tipologia di powerline è ovviamente dovuta a un aumento dell'ampiezza dello spettro di frequenze impegnate sottoforma di onda convogliata sul filo elettrico. Se il sistema che la ARRL combatte utilizza uno spettro che va da 2 a 30 MHz, il nuovo standard IEEE 1901 arriva e supera i 50 MHz. Per esempio un chipset annunciato da Atheros può arrivare a 75 MHz:

Features of the AR7400 Chipset

The Atheros Powerline chipset consists of the AR7400 MAC/PHY transceiver and the AR1500 AFE / line driver. The AR7400 chipset is the world's first solution designed to comply to the IEEE 1901 draft 2.0 standard (now elevated to Sponsor Letter Ballot status), a global, open powerline standard. Just as the IEEE 802.11 standard unified and accelerated the growth of the wireless LAN industry, the IEEE 1901 standard will help to unify and drive the expansion of the powerline networking industry. The 1901 standard utilises a wider operating frequency band (2 MHz to 50 MHz) than the current HomePlug AV standard (2MHz to 30 MHz), thereby increasing PHY performance in IEEE 1901 operation. The AR7400 chipset will comply with the FFT-OFDM provision of 1901 and incorporates the inter-PHY protocol (IPP) co-existence mechanism.
The chipset also supports operation up to 75 MHz, utilising all of the practically available spectrum defined in the 100 MHz IEEE 1901 charter, and avoiding the global, high-power FM radio broadcast bands from 76 to 108MHz. This extended frequency range coupled with high density modulation to 4096 QAM, allow AR7400-based powerline products to communicate at more than 500Mbps PHY rates. In coaxial cable applications, the PHY rates can exceed 600Mbps, while providing extended coverage due to the AR1500's lower noise floor and greater output dynamic range.

Una banda operativa fino a 75 MHz è molto estesa. Se non si limitano in modo molto efficace le armoniche generate dai circuiti che producono effettivamente queste oscillazioni, il rischio è di andare a interferire anche la banda dell'FM (specie se gli organi di controllo decidono di truccare i risultati dei test di compatibilità). Ci rendiamo conto che una tecnologia come questa può essere davvero dannosa nei confronti della radiofonia? Non sarebbe più opportuno e semplice costruire case cablate per Ethernet? Va detto che la IEEE sta lavorando in contemporanea agli standard che dovrebbero garantire l'armonizzazione tra IEEE 1901 e i sistemi di misura e protezione della compatibilità EMC (IEEE P1775), ma il radioamatore che fa parte del relativo gruppo di lavoro, Ed Hare W1RFI, ha dichiarato nel 2009 che tutte le sue proposte mirate a tutelare gli interessi della comunità erano state cassate. Ecco una pagina sulla questione.

Dual Dab 4, radio DAB/FM. In attesa di giudizio

Ho esitato un po' a pubblicare questa recensione, perché ancora non sono riuscito a stabilire l'esatta origine dei difetti di ricezione DAB+ che ho riscontrato con questo modello tedesco (ma Made in China) di radio digitale/FM basata - credo - su chip Frontier Silicon Venice5. Il funzionamento è piuttosto discontinuo con i canali DAB+ italiani (non posso dire di quelli svizzeri). Ma la radiolina è molto economica e interessante, ha una buona ricezione DAB e FM-RDS e il più delle volte funziona anche sul DAB+. La recensione la pubblico lo stesso, sospendendo un giudizio definitivo al momento in cui sarò riuscito a stabilire se ho avuto la sfortuna di capitare su un modello un po' difettoso.
Di passaggio al CERN di Ginevra per una conferenza stampa Intel sul cloud computing (che regalo la chiacchierata con Sergio Bertolucci sugli incredibili progressi fatti negli ultimi 6 mesi dentro all'anellone del progetto LHC e i suoi detector, non ché sull'imminente lancio di SCOAP3 lo Sponsoring Consortium for Open Access Publishing in particle physics e sulla fisica delle stringhe), mi sono concesso questa mattina molto presto una deviazione voluttuaria al centro commerciale Balexert nella zona aeroportuale di Cointrin. Sugli scaffali di Migros Electronics sono infatti esposti numerosi ricevitori per radio digitale DAB/DAB+. In effetti ho trovato una offerta quasi altrettanto ricca qui in aeroporto, anche se da Migros l'assortimento è imbattibile e include anche una autoradio della Dual, la marca dominane insieme a Pure, Tech-Line, Revo e forse altre che adesso non ricordo (altre marche sono saltate fuori nei negozietti dutyfree).
Pensavo di acquistare una Dual Dab 6, ma ho ripiegato su una Dab 4 che con i suoi 69 franchi e 99 mi ha fatto risparmiare 30 franchi (credo che la differenza sia solo nel fatto che la Dab 4 ha un semplice vano batteria da 6 pile AA mentre la Dab 6 ha una ricaricabile al litio integrata). Ho anche avuto il tempo di accendere l'apparecchio nella stanzetta dell'Ibis Hotel e realizzare il filmato che includo qui.



video

Ricezione molto buona, sintonia DAB molto veloce, abbondanti dettagli sulla ricezione grazie al tastino INFO (incluso il bit rate, il tipo di codifica e la frequenza in banda III ricevuta), velocissima anche l'identificazione dell'RDS dell'FM, che con i suoi 50 kHz di passo mi sembra molto adatta alla nostra situazione. Alla fine del filmato ho impacchettato tutto, ho trascorso la giornata al CERN e alle sei di sera ho preso l'aereo Ginevra Roma. Ovviamente ero molto curioso di testare la ricezione del DAB nella capitale.
Riapro la scatola della Dab 4, accendo, risintonizzo sulle emittenti locali e mi metto ad ascoltare Auditorium FD5+, davvero un altro sentire rispetto al canale FD5 old style del multiplex milanese. Ma dopo un po' che ascolto l'FD5+ romano la Dab 4 comincia a dare problemi. La ricezione si interrompe, il display dice solo "FD5+ connecting..." e non c'è verso di spostare la sintonia. E' difficile anche commutare dal DAB all'FM, devo accendere e spegnere per farlo, premere ripetutamente il pulsantino BAND. C'è qualcosa che non va. Piuttosto incazzato (la radio è in garanzia ma il Migros più vicino è a casa mia è oltre Chiasso, a 60 chilometri da casa mia) spengo e reimballo tutto. Trascorsa la giornata in via Asiago alla RAI salgo sul mio treno per Milano. A Firenze tiro fuori la Dab 4 e il blocco sul canale FD5+ non c'è più, sparito con il segnale. Risintonizzo e trovo un multiplex EuroDAB, la radiolina Dual è davvero sensibile. Ma la ricezione si interrompe molto spesso sui canali DAB+, non tutti i canali si ricevono subito, devo riaccendere e riprovare. Insomma, qualcosa proprio non va. Stessa cosa a Bologna, dove il multiplex DAB della RAI funziona e il multiplex Aeranti-Corallo funziona a singhiozzo. Identica situazione a Milano, vecchia codifica perfetta, multiplex EuroDAB ancora a singhiozzo sulle stazioni DAB+.
I motivi possono essere diversi. Non posso escludere che avrei riscontrato problemi analoghi in Svizzera perché ho ascoltato per troppo poco tempo. Un'altra ipotesi è che i multiplex italani non siano configurati perfettamente e producano qualche conflitto. Un'altra ancora è ovviamente che la radio sia guasta, ma mi sembra strano visto il buon funzionamento sul DAB senza "+" e in FM. Ho chiesto al mio amico romano che mi fa da consulente in materia di chipset (è un fisico che lavora anche al CERN ed è molto ferrato), ma la sua Dual Dab 6 acquistata in Svizzera non dà assolutamente problemi di ascolto a Roma, né sul DAB, né sul DAB+. Forse ci sono problemi con la versione del firmware della mia? Non posso neppure escludere che l'alimentatore fornito abbia qualche problema nello stare al passo con i requisiti di assorbimento della codifica DAB+. Il menu mi consente di visualizzare anche la versione del firmware su cui è basato il mio apparecchietto: dabp-fm-mmi.arts.ven5-dpr199_V3.2.13.23215-6. Da questa sequenza è possibile se non altro risalire al chipset utilizzato dalla Dual, un Venice5 di Frontier Silicon. L'unico modo di avere la controprova sarebbe quello di provare con una radio diversa, cercherò di farlo.
Assumendo che i problemi riscontrati dipendano da una radio effettivamente difettosa, il comportamento della Dual Dab 4 mi sembra molto soddisfacente in rapporto a un prezzo di 70 franchi, circa 50 euro. La sensibilità indoor appare molto elevata, il software informativo e veloce, l'ergonomia sufficiente. L'apparecchio è molto leggero e anche se il materiale non è dei più lussuosi e robusti, la linea estetica non è troppo "cheap". L'unico inconveniente è il vano batterie che richiede sei pile (credo che l'autonomia debba essere molto scarsa). Se non fosse per tutti questi inghippi riscontrati con il DAB+ italiano sarebbe una radio digitale ibrida molto interessante.

29 ottobre 2010

Mozilla, un registratore A/V integrato nel browser


Rainbow è il nome del nuovo progetto Mozilla che punta a integrare funzionalità di registrazione audio - e in prospettiva video - nella finestra del browser Firefox tramite una extension realizzata oltretutto in modo da consentirne l'uso immediato, senza dover riavvare il programma. L'idea di disporre di un audiovideoregistratore incorporato nel browser è molto interessante per gli ascoltatori di Web radio e streaming assortiti ma non è ben chiaro il tipo di implementazione. A essere intercettati e salvati in formato Vorbis sono gli stream sonori generati a livello di sistema operativo o stiamo parlando di prendere lo stream multimediale originario, nelle sue codifiche, e transcodificarlo in formato OGG? Alle parole apparse sul Mozilla Blog:

The Rainbow add-on for Firefox is an early developer prototype that enables web developers to access local video and audio recording capabilities using just a few lines of JavaScript. The add-on generates files encoded in open formats: Theora (for video) and Vorbis (for audio) in an Ogg container. The resulting files are accessible in DOM using HTML5 File APIs, which may be used to upload them to a server. Check out the included example to see how simple it really is!
This pre-alpha version of the add-on only works with the Firefox nightly builds on a Mac. We’re working hard to extend support to Windows, Linux and 64 bit platforms as soon as possible (there are currently no plans to support earlier versions of Firefox). We recommend going through the README, which lists known issues.

si aggiungono queste che ho trovato nella documentazione delle interfacce di registrazione audio pper Jetpack, un altro progetto Mozilla per la definizione di regole di scrittura delle extensions basate su linguaggi molto semplici come CSS e JavaScript:

The ability to manipulate the incoming audio stream would be useful. The Jetpack audio module allows access to the raw audio stream. We're working on adding support for re-encoding this byte stream (before or after manipulation) back into an OGG/Vorbis file.

E' tutto ancora abbastanza confuso, ma sarebbe veramente utile se Rainbow consentisse di registrare audio e video da formati diversi. Ovviamente non in realtime ma scaricando velocemente le informazioni. Le prime release di Rainbow possono essere provate sul browser "sperimentale" Firefox versione Nighty Built, ma per ora solo nella versione Mac di tale software. Ho provato a scaricare questa versione e installare Rainbow, vi farò sapere come funziona.

28 ottobre 2010

Radio 3 soldi

Il confronto con le emittenti culturali europee in Germania, Francia, Regno Unito e Svizzera (in questo momento parla Lorenzo Sganzini di Rete Due di Radio Svizzera Italiana) è a dir poco umiliante per le tragiche differenze di finanziamento e staffing che privilegia all'estero canali che tra l'altro non sono meno "elitari" della nostra Radio 3. BBC Radio 4 può contare su cento milioni di sterline. France Culture, esclusi i costi del personale, su 13 milioni. I dieci canali culturali regionali (più Deutschlandradio Kultur) tedeschi. Persino la piccola Rete Due ha l'equivalente di 10 milioni di euro con 40 persone che lavorano, anche se la metà del budget è assorbito dalla leggendaria orchestra della RSI. In Italia tutta la radio (esclusi i GR) ha un bilancio inferiore ai dieci milioni di euro...

La storia di Radio 3 in un libro

La pubblicazione curata da Giorgio Magi in occasione del convegno. In copertina la locandina originale dell'inaugurazione del "Terzo Programma". La storia del programma culturale pubblico verrà presto reso disponibile in pdf. Per una galleria di altre fotografie d'archivio sulla attuale "Radio 3" ecco un indirizzo allestito sul portale RAI.

Ritorno al futuro per le voci radiofoniche della cultura


Nell'incredibile architettura art déco/razionalista del palazzo della radio di via Asiago, Roma inizia la giornata di festa e discussione sul futuro della radio culturale promossa da Radio 3 per i suoi 60 anni.

26 ottobre 2010

Antenne coi buchi



Un paio di fotografie scattate dal treno alle antenne LF di Prangins, vicino a Losanna, che verranno smantellate nel 2011. Oggi trasmettono il segnale della stazione di tempo HBG, su 75 kHz. Ma le strutture sono vetuste, intaccate dalla ruggine e non conviene effettuare la manutenzione.


Samsung Galaxy 50, il superplayer


Ecco qualche dettaglio in più sul lettore multimediale Samsung Galaxy 50, basato su sistema operativo Android 2.1, quello che integra uno stadio di ricezione FM che avevo fotografato giorni fa nello showroom allestito con tutti i prodotti Samsung Italia. Il dispositivo sarà in vendita a dicembre, ma ancora non ho informazioni sul prezzo. Oltre all'FM il Galaxy 50 integra la fotocamera da 2 megapixel, il GPS, il Wi-Fi, un client DLNA per lo streaming di contenuti multimediali dal pc o dai dispositivi compatibili, un microfono (immagino) per la funzione di ricerca vocale su Google. Se avesse anche il line-in per la registrazione sarebbe perfetto.

«Galaxy Player 50 è il primo lettore Mp4 Samsung con sistema operativo Android 2.1, per aprirsi al mondo delle applicazioni di Android Market e del Samsung Application Store direttamente dal proprio player. Altra novità la possibilità di sfruttare Mobile Office sempre e dovunque, di visualizzare e modificare file Excel o Power Point grazie a ThinkFree preinstallato. Galaxy Player 50 dispone di una fotocamera da 2 Megapixel, che insieme all’ampio display da 3,2 pollici full touch, permette di condividere la propria esperienza multimediale grazie alla connessione Wi-fi, pubblicando i propri file su Flickr, You Tube e sugli altri principali Social Network; oppure attraverso l’ultima versione di Bluetooth 3.0 via DLNA, che fa dialogare insieme lettore, TV, PC o un proiettore.
Samsung Galaxy Player 50 dispone anche del GPS per geolocalizzare ogni singola foto, ma soprattutto aiuta l’utente a “navigare” in una città e coglierne immediatamente i principali punti di interesse, sia che si tratti di un museo o di un ristorante.
Anche Galaxy Player 50, come alcuni Smartphones di Samsung, dispone della funzione Ricerca Vocale di Google, per trovare in Internet tutto ciò che interessa, semplicemente pronunciandolo. Compatibile con tutti i principali formati audio, foto e video, compreso il formato DivX, Samsung Galaxy Player 50 assicura un’esperienza audio eccellente grazie alla tecnologia SoundAlive che ricrea il suono completo di un sistema 5.1; inoltre con la semplice funzione “Drag & Play”, gli utenti possono accedere dal PC alle loro library multimediali al lettore mp4, senza la necessità di convertire brani musicali e filmati.
Samsung Galaxy Player 50, sarà in vendita presso le principali insegne di elettronica di consumo dal mese di Dicembre.»

Radio e cultura: ieri, oggi e domani. Roma, 28 ottobre


Giovedì 28 ottobre sono stato - immeritatamente - invitato a questa giornata di studio organizzata nell'ambito delle celebrazioni per il sessantesimo compleanno di Radio 3. Dal sito di Radio 3:

Giornata di studio 1959-2010

LA RADIO E LA CULTURA IN ITALIA E IN EUROPA.
IERI, OGGI E DOMANI
Giovedì 28 ottobre 2010
@ Sala A Via Asiago


Agenda

Mattina – ore 9,30

Saluto di Bruno Socillo, Direttore Radiofonia
Introduzione: Marino Sinibaldi, Direttore Radio3:
Dal Terzo programma a Radio3, 60 anni di cultura alla radio

Prima sessione: Radio3 a confronto con le radio culturali europee

Modera: Giorgio Zanchini, Radio3

Partecipano:
Pierre Yves Tribolet (EBU), David Hendy (BBC 4), Friedrich Spangemacher (Saarländischer Radio, DESR), Francesca Isidori (France Culture), Lorenzo Sganzini ( Rete Due RSI)
12,30 Dibattito con il pubblico
13,00 Buffet


Pomeriggio – ore 14,30

Seconda sessione: Radio3 e la sua storia

Modera: Michele Gulinucci, Direzione RadioRai

Partecipano:
Sergio Zavoli (Presidente Commissione di Vigilanza Rai), Paolo Garimberti (Presidente della Rai), Licia Conte (giornalista), Bruno Gambarotta (giornalista de La Stampa), Franco Monteleone ( Università Roma Tre), Pasquale Santoli (Responsabile dell’area Documentazione Multimediale Radio e Televisione RAI Teche)

Terza sessione: Radio3 e il suo futuro. Le identità possibili nell’era digitale

Modera: Anna Maria Giordano, Radio3

Partecipano:
Michele Dall’Ongaro (Radio3 e sovrintendente Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai), Marco Gambaro (Università Statale di Milano), Giuseppe Laterza (editore), Andrea Lawendel (giornalista e blogger), Enrico Menduni (Università Roma Tre)

25 ottobre 2010

Fiducia nelle fonti informative, radio in crescita


Demos&PI di Ilvo Diamanti ha pubblicato oggi il rapporto sugli "Italiani e l'informazione", svolto nell'ambito del suo "Osservatorio capitale sociale". Alcune tabelle riguardano la radio, che risulta in leggera crescita rispetto all'anno scorso come fonte informativa cui gli italiani ricorrono quotidianamente, ovviamente dietro mamma Tv. In crescita risulta anche la fiducia espressa nei confronti delle informazioni di Radio RAI. I giornali radio (immagino nel complesso), migliorano inoltre la posizione sulla classifica dell'imparzialità percepita.



Calcolando la differenza tra i livelli di fiducia espressi nei confronti delle fonti informative radiotelevisive dagli elettori di destra e sinistra, i più schierati verso i primi risultano com'era prevedibile, TG5, Studio Aperto, TG4 e TG1; e verso i secondi TG3, TG La7 e RaiNews. Il più equilibrato tra i due schieramenti (ma sempre con l'ago che pende a sinistra!) è sorprendentemente il TG2, seguito dal TG 24 di Sky, mentre i giornali radio migliorano la loro posizione nell'ultimo anno.



iSDR, iPhone diventa un ricevitore software defined

Un interessante spunto per i (pochi) radioamatori Mac-oriented che mi leggono arriva dal gruppo di discussione dedicato al progetto HPSDR, il framework per un ricetrasmettitore modulare "software defined". Tutto nasce da un messaggio che riporta il post apparso qualche mese fa sul blog di Faber Acoustical, sviluppatore di applicazioni iPhone/iPad per il trattamento dei segnali audio, che affronta la questione di come far arrivare questi segnali dentro a dispositivi Apple (presa microfono mono dell'iPhone? O piuttosto come suggerisce Faber Acoustical un adattatore USB "Camera Connection Kit" per l'iPad?). Un radioamatore canadese riporta a questo punto l'esistenza di una applicazione iPhone in grado di elaborare i segnali I/Q generati da un front end per radiofrequenza come il SoftRock. Non ne avevo ancora sentito parlare ma in effetti iSDR, di Digital Confections, disponibile, per giunta gratuitamente, sullo Store di iTunes, sembrerebbe un piccolo gioiello di trattamento digitale del segnale, in grado in pratica di fare il lavoro di un software come WinRad senza il pc.
L'app in questione è stata pensata per ricevitori SDR come il SoftRock e necessita di un segnale analogico I/Q che può essere immesso nell'iPhone attraverso la presa microfono o con un adattatore stereo per la presa "docking". A quel punto iSDR può esplorare tutti i segnali presenti in una finestra tarata sulla frequenza centrale del dispositivo I/Q utilizzato. E qui ci sarebbe parecchio da dire perché quali possibilità ci sono per chi al posto di un ricevitore monobanda com'era originariamente il SoftRock, volesse utilizzare un front end a frequenza programmabile? In effetti i dispositivi touch Apple sono piuttosto carenti da questo punto di vista: controllare un dispositivo USB senza una vera porta USB integrata, dovendo quindi ricorrere ad adattori, è sempre un po' macchinoso. Ma la potenza elaborativa dei processori utilizzati a bordo dell'iPad - e l'avvento di app come iSDR lo
dimostra - fa ben sperare molto bene per il futuro, non solo per lo sviluppo di prodotti radioamatoriali di dimensioni ridottissime, ma anche per l'intero mercato consumer di ricevitori "universali", capaci di sintonizzarsi su trasmissioni analogiche o digitali grazie a una capacità di trattamento del segnale implementata sostanzialmente a livello software e quindi molto flessibile.
Questa visione risulta ulteriorment e rafforzata da un'altra novità di questi giorni. Spulciando i primi messaggi del forum aperto sul sito di Digital Confections, ho appreso che sta per essere rilasciata un'altra variante del SoftRock, questa volta orientata a frequenze superiori ai 50 MHz. Nell'ambito del FunCube Satellite Project britannico - un microsatellite messo in orbita per collegamenti radioamatoriali - è stata messa a punto la FunCube Dongle, una chiavetta USB poco più grande di un memory stick che al suo interno accoglie un front end SDR in grado di essere sintonizzato tra i 60 e i 1.700 MHz. La chiavetta servirà per sperimentare nuove modalità di collegamento con il satellite FunCube, utilizzando un semplice computer portatile e un software SDR (per esempio iSDR?). Una prima versione Base del "Dongle" verrà commercializzata già impostata su una singola frequenza di centro banda, ma tra qualche mese, a quanto leggo sul blog del progetto, sarà disponibile una versione Pro con sintonia continua. Come per il SoftRock, una volta sintonizzato il "Dongle" sulla sua frequenza centrale (compresa tra i 60 e i 1700 MHz) si potranno demodulare ogni sorta di segnali presenti in una finestra di circa 80-100 kHz di banda. In teoria, oltre le trasmissioni NFM con un software SDR opportuno si potrebbero ascoltare anche segnali WFM .
Non so prevedere quando, ma prima o poi vedremo nascere applicazioni e prodotti capaci di sfruttare la potenza della nuova generazione di dispositivi smartphone e tablet (non c'è solo la piattaforma Apple ma anche tutto il mondo Android, come insegna Galaxy Samsung) perapplicazioni radio impensabili anche solo un paio di anni fa.

24 ottobre 2010

Ai Linux Day di Trieste il manuale per Web radio "open"

R3fan, lettore molto ferrato in tematiche Linux e open source, ha avuto modo di partecipare a Trieste a uno dei numerosi incontri che si sono tenuti ieri in tutta Italia nell'ambito dei Linux Day 2010. Incontro organizzato dal linux user group triestino e dedicato alla creazione di una Web radio. Il relatore, Giulio Gorobey, responsabile tecnico della stazione universitaria RadioInCorso ha parlato infatti di "La radio dall’etere al web (ovvero cosa server per fare una webradio?)"e R3fan è riuscito a registrare tutto l'intervento: lo trovate su questo indirizzo Mediafire. Il ruolo del mio prezioso corrispondente non si ferma qui. Con la gentile collaborazione dello stesso Gorobey ecco anche il PDF delle slide della sua presentazione, condivise in licenza Creative Common 2.5.
La ricetta di Radio Incorso si basa, con poche eccezioni, su applicativi e server in ambiente Linux ma le problematiche illustrate sono simili ad altre situazioni di questo tipo, anche se si lavora con sistemi operativi non open. Si tratta quindi di indicazioni preziose, oltretutto fornite da chi ha materialmente affrontato l'argomento Web radio, costruendo con RadioInCorso una realtà interessantissima. In previsione dell'evento Linux Day lo staff dell'emittente ha sviluppato un Live Cd "Ubuntu red, radio edition", che a quanto mi dice R3fan (che naturalmente ringrazio) dovrebbe essere rilasciato entro breve.


22 ottobre 2010

Il Cda Rai approva la fusione di Rai Trade. E Rai Net?

Il solito, laconicissimo comunicato, per annunciare una decisione importante del CdA della Rai, tenutosi l'altro ieri, 20 ottobre. "Nell’odierna seduta, il Consiglio di Amministrazione, su proposta del Direttore Generale, Mauro Masi, ha approvato il progetto di fusione di Rai Trade in Rai." L'orientamento annunciato a luglio è diventato realtà: la società "Rai Trade", varata 13 anni fa, rientra in seno alla capogruppo. Tutto a posto, sono i classici avvicendamenti tipici della grandi organizzazioni. E allora perché questa sensazione da Aguzzate la vista, da "le due figure, quella di fine luglio e quella di due giorni fa, differiscono per un solo piccolo particolare"?
Il CdA balneare che aveva annunciato l'intenzione di riassorbire Rai Trade aveva detto lo stesso per un'altra società esterna, Rai Net, la controllata al 100% nata nel 1999 e responsabile dei progetti Web della Rai, due scherzetti 2.0 chiamati Rai.it e Rai.tv. Perché il Cda non si è occupata anche di lei? Ci sono ripensamenti su una decisione che nonostante la calura e l'indifferenza estiva aveva suscitato (anche grazie a questo piccolissimo blog) qualche perplessità? Ci sarebbe da augurarselo ma la cosa più probabile, a mio parere, è che non ci sia stato alcun dietro front: Rai Net prima o poi deve tornare all'ovile. Il problema starà nel tracciare il percorso più opportuno, trovare il modo di collocare la strategia Internet della Rai nel grande calderone di viale Mazzini. Come ricollocare le funzioni svolte da Rai Net nel contesto delle attuali divisioni Rai? Dentro alla direzione Nuovi Media affidata peraltro allo stesso Ad di Rai Net? Sarebbe la collocazione più logica, ma come deve essere ingegnerizzato l'innesto di una unità a vocazione tecnologica (specie negli ultimi due anni) in una direzione sostanzialmente editoriale? Che risorse finanziarie allocare, che grado di autonomia offrire a un team che si è mosso bene con gli accordi e le collaborazioni ormai inevitabili nel mondo della "connected tv"?
Tutte considerazioni che gettano una luce ancora più inquietante su una manovra apparsa fin da subito poco sensata. E preoccupantemente foriera di ogni sorta di italica dietrologia. I lettori di questo spazio sanno che ho avuto e continuo ad avere posizioni critiche nei confronti dei prodotti Internet della Rai. Non tutte le scelte del nuovo portale Rai.tv sono condivisibili mentre la presenza Web di Rai.it, malgrado i recenti restyling continua a soffrire di una seria carenza di brand unity, dovuta, chissà, alla difficoltà di coordinare l'azione di Rai Net nei confronti dei vari canali televisivi e radiofonici.
Ma questi punti di criticità sono del tutto normali e non tolgono nulla alla opinione che ho espresso lo scorso luglio: abbandonare il modello di società esterna in grado di agire in sostanziale autonomia è una grande sciocchezza e certo non sarà un rimedio alle eventuali difficoltà di coordinamento. Semmai, in presenza di questi ostacoli si deve intervenire con una ridefinizione dei ruoli e dei rapporti, si deve fare in modo che il dialogo funzioni ancora meglio. Moltissime delle cose fatte da Rai Net negli ultimi tempi sono all'avanguardia, perfettibili quanto si vuole ma valide. E soprattutto mi sembra da autentici sconsiderati azzerare di colpo la strategia Internet - perché di questo si tratta, ora si deve partire da capo - in un momento in cui con il perfezionamento del passaggio al digitale televisivo terrestre esplode in tutta la sua complessità (ma anche in tutto il suo potenziale) il fenomeno Connected Tv, con cui Rai Net stava imparando a famigliarizzare.
Ma qui entriamo veramente nel campo delle illazioni sull'impossibilità per un governo della cosa pubblica (espresso nella sostanza dei fatti dal principale concorrente di Mamma Rai) di occuparsi dell'ente radiotelevisivo pubblico con uno stile e una modalità al di sopra di ogni sospetto. Forse c'è anche un elemento di banale "ignoranza" nel probabile azzeramento di Rai Net, una componente di cultura informatica d'altri tempi, una cultura centralizzata, in cui la risorsa "Edp" è succube di decisioni prese a monte dell'infrastruttura. Comunque sia c'è per l'ennesima volta di che vergognarsi. La vicenda Rai Net sembra sempre più figlia di un padre chiamato conflitto di interessi e di una madre troppo anziana per capire il senso dell'innovazione.

LISA, un'antenna da 5 mln di km per onde gravitazionail


Se un'antenna "delta" con i lati di 5 milioni di chilometri vi sembra ecessiva, non avete tenuto conto dell'elusività delle onde che LISA, l'antenna spaziale che nascerà congiuntamente per iniziativa dell'ESA e della NASA, dovrà ricevere. La Laser Interferometer Space Antenna partirà ufficialmente tra qualche anno, gli orizzonti dell'esperimento sono anch'essi molto ampi. Ma in questo momento l'ESA sta preparando il lancio di una prima missione esplorativa, LISA Pathfinder e ieri ha comunicato i risultati molto positivi delle prove di misurazione laser effettuate a terra. Prove che se applicate al calcolo della distanza tra terra e luna ci permetterebbero di stabilirla con pochi millimetri di approssimazione. Si parla di capacità di discriminazione sulla scala dei nanoradianti. Un nanoradiante corrisponde grossomodo all'angolo sotteso dall'orma di un astronauta osservata dalla terra sulla luna.
LISA dovrà dimostrare l'esperimento mentale di Eintstein, che ha immaginato la possibilità di misurare le increspature nella curvatura relativistica dello spazio-tempo quando un oggetto molto massivo subisce accelerazioni molto elevate (per esempio quando un buco nero ingoia una stella di neutroni o si scontra con un altro buco nero). Sono increspature quasi impercettibili, che gli scienziati sperano di captare in uno spettro compreso tra le poche decine e le centinaia di Hertz.
Ci vorrà un'antenna molto lunga e questo è lo scopo di LISA, che nella sua dislocazione definitiva dovrebbe vedere tre satelliti in orbita intorno a un punto collocato unità astronomica, in una formazione che segue come un cagnolino - a cinquanta milioni di chilometri - il nostro pianeta. Ogni satellite sarà distante dall'altro 5 milioni di chilometri e un sistema laser sofisticatissimo misurerà la distanza tra due cubi di materiale riflettente sistemati a bordo delle sonde.

Picometre precision demonstrated by LISA Pathfinder tests

21 Oct 2010

A European team working on the LISA Pathfinder mission has completed an extensive series of ground tests on the spacecraft's optical payload. The tests successfully achieved - for the first time on a spacecraft instrument - the incredible precision that will be required to confirm the existence of gravitational waves.
The extremely precise measurements are realised by a laser interferometer that measures the distance between two free-floating heavy masses with reflective surfaces. In the case of LISA Pathfinder, the accuracy of the interferometer measurements is tested by the Optical Metrology Subsystem (OMS; managed, designed, and tested by Astrium GmbH) which comprises several units: a reference laser unit (developed by Tesat, Germany), a laser control unit (by Kayser Threde, Germany) with a laser modulator (developed by RUAG, Switzerland), an optical bench interferometer (built by the University of Glasgow, UK), a phase meter (University of Birmingham, UK), and a data management unit (NTE, Spain).
The OMS is used to monitor the changes in attitude of two test masses and the distance between them. These two test masses are small, highly polished cubes made of a gold-platinum alloy, situated 35 cm apart, with each located inside a dedicated vacuum enclosure within the satellite.

Duri tagli alla BBC, che assorbe il World Service

David Cameron l'aveva detto, la politica di indispensabili tagli messi in atto dal nuovo governo britannico avrebbe toccato la BBC, baluardo dell'emittenza pubblica, con un budget da 3,5 miliardi di sterline e oltre. Non sono tagli radicali, ma il colpo non sarà facile da assorbire.
Intanto il ministro della cultura Jeremy Hunt ha dichiarato che per i prossimi sei anni il canone televisivo resterà bloccato (sono conservatori, il loro obiettivo è non far aumentare le tasse) e a Bush House si dovrà continuare a fare economie e far leva sul marketing delle sue produzioni attraverso BBC Worldwide, il braccio commerciale internazionale. Tutto il welfare del Regno Unito verrà del resto sottoposto a una drastica cura dimagrante. Il governo aveva promesso 11 miliardi di sterline di risparmio annuo da raggiungere nel 2015, ma a questa somma già imponente sono stati aggiunti altri 7 miliardi. Una stangata, ma fatta in perfetto stile British sul piano della comunicazione. Il documento rilasciato alla stampa http://cdn.hm-treasury.gov.uk/sr2010_pressnotices.pdf, suddiviso in capitoli dedicati ai risparmi di ciascun ministero è un modello di chiarezza e linguaggio accessibile, anche graficamente. Non parliamo del report di 104 pagine che il ministero delle finanze ha scritto per illustrare i risultati della Spending Review, la rassegna delle spese. Su carta il volume costa 45 sterline, online è gratis http://cdn.hm-treasury.gov.uk/sr2010_completereport.pdf e anche qui il lettore italiano non può fare a meno di pensare alla differenza tra questa documentazione chiara, esaustiva, trasparente, e gli annunci da Dulcamara, le ridde di cifre tutte diverse che arrivano dal nostro tesoriere e Chancellor of the Exchequer, il creativo Lord Three Heights.
Ma torniamo alla BBC. Come se il congelamento del canone non bastasse, dovrà contare solo sul proprio budget per finanziare nuovi contenuti televisivi locali, contribuire alla diffusione degli accessi a larga banda e pagare intereamente i conti del canale televisivo gallese S4C. In precedenza i fondi per questo canale in lingua locale arrivavano separatamente dal ministero della cultura e dei media, ma questi saranno tagliati del 24%. Il resto arriverà dai canoni televisivi nazionali. Il direttore di S4C John Walter Jones ha già dichiarato che la decisione avrà effetti disastrosi sul pubblico di lingua gallese e la Authority che governa l'emittente ha detto che ricorrerà subito in tribunale chiedendo una "Judicial Review" (immagino come un ricorso al Tar o alla Corte dei conti). Del resto il ministero della cultura (perché i governi si ostinano a chiamarli così invece di "ministero dei tagli alla cultura") ha deciso la chiusura di 19 organismi su 55 e una riduzione del 15% dei fondi erogati al mitico British Film Institute.
La notizia più clamorosa per chi ascolta le onde corte - e non mi riferisco a noi hobbysti occidentali annoiati - è il riassetto del BBC World Service, che cesserà di percepire i 273 milioni di sterline dal ministero degli esteri. Anche in questo caso il World Service riceverà solo soldi dal canone. Decisamente a rischio diventa soprattutto il BBC Monitoring Service, l'orecchio del mondo, un team di ascoltatori/traduttori che segue e decifra migliaia di ore di trasmissioni radiotelevisive e Internet di tutto il mondo. Oggi riceveva 25 milioni direttamente dal Cabinet Office del primo ministro. Via anche quelli.
Al di là dei gravi rischi di contenimento delle lingue e delle ore di trasmissione del BBC World Service, con i soldi del Foreing Office, viene a cessare soprattutto la catena di trasmissione tra i contenuti trasmessi e la diplomazia inglese. Sarà la BBC a decidere tutto e non sarà facile far passare il messaggio di un servizio rivolto all'estero ma finanziato direttamente con i soldi dei contribuenti. A nulla vale pensare ai tagli che anche il ministro della difesa dovrà subire (gli resteranno solo le noccioline, 32-33 miliardi), alla messa all'asta delle frequenze oggi usate dai satelliti militari (in generale Cameron conta di fare parecchi soldi vendendo spettro RF), il merger tra BBC e BBC World Service è una sconfitta dell'idea di servizio pubblico, forse una delle poche discriminanti che ci permette oggi di separare una politica di destra da una di sinistra. Intanto potete scommettere su una cosa: le onde corte della BBC verranno quasi completamente soppresse fuori da quelle realtà più problematiche come il Sudan, l'Afghanistan, Burma.
Neanche la crisi degli anni '70, oggettivamente in un'epoca non del tutto paragonabile, era arrivata a tanto. I giornali rivelano anche che i capi della BBC erano stati posti di fronte a una possibile alternativa: o accettare questi tagli, o rassegnarsi a ingoiare una pillola ancora più amara, quella del finanziamento dei canoni televisivi che i pensionati ultra-75enni non pagano da queste parti. Si trattava di tirar fuori dal cilindro una somma superiore al mezzo miliardo di sterline, equivalenti a un aumento del canone di 20. Il governo ha fatto chiaramente capire che questo aumento non sarebbe passato e l'emittente avrebbe dovuto affrontare una austerity intollerabile. Forse la squadra di Cameron ha voluto ribadire che d'ora in poi si fa sul serio. Malgrado una età che noi considereremmo infantile - il ministro George Osborne ha 39 anni, il secondo in comando, il chief secretary Danny Alexander, 38! - il Tesoro di Sua Maestà non ha nessuna voglia di giocare.

21 ottobre 2010

L'ITU segna il cammino del 4G, mobilità a larga banda

Nel corso della giornata dedicata alla radio digitale DRM+ ieri a Torino è apparso evidente il clima di contrapposizione che Radiopassioni descrive da anni sulle due "tensioni" che oggi dominano sul fondamentale mercato della distribuzione di contenuti multimediali. Da un parte tutti i servizi afferenti ai tradizionali modelli diffusivi (broadcast) centrati intorno alla radio e alla televisione, terrestri, cablati o satellitari che siano. Dall'altra l'esplosione di nuove opportunità che arrivano dal mondo delle reti interattive: il modello telefonico e le sue principali articolazioni fissa e mobile. Sono due spinte non necessariamente in conflitto, anzi molto spesso c'è una forte complementarietà. Ma è inutile nascondersi che a volte - e il caso della radio digitale è un buon esempio - il modello telefonico si dimostra se non altro più vitale, propositivo e rischia di rimpiazzare il "concorrente". Così, se non si può pensare che l'insieme complessivo degli ascoltatori radiofonici siano sul punto di gettare alle ortiche i loro apparecchi radio (le reti interattive mobili non sopporterebbero il carico), è anche vero che mentre la radio digitale si dibatte in un giardino cintato di sperimentazioni non tutte foriere di significativi sbocchi commerciali, i servizi telefonici incontrano il favore di ampie frange di popolazione, creando spazi inattesi per contenuti e applicazioni di nicchia.
Il fatto è che la tensione non sembra attenuarsi e anzi, il modello telefonico appare ogni giorno più agguerrito. E' di oggi l'ultimo aggiornamento che l'ITU di Ginevra, supremo organo mondiale di armonizzazione e adozione degli standard di telecomunicazione, pubblica sulla progressione di IMT-Advanced, il progetto-quadro per la nuova generazione, la quarta, dei servizi radiomobili, il già chiacchierato 4G. Si è infatti concluso il processo di valutazione di sei proposte di standard, fornite in questi mesi dal Giappone (una proposta per la telefonia mobile e una per le reti metropolitane wireless), Corea, Cina, IEEE e da un consorzio di costruttori e operatori telefonici. Da questi sei candidati sono emersi i due diversi "volti" del 4G così come sarà definito da IMT-Advanced: LTE-Advanced, evoluzione degli standard 3GPP/Umts per la mobilità bassa e veloce e WirelessMAN Advanced, l'evoluzione dello standard 802.16, per la nomadicità e il cosiddetto fixed-wireless. Il primo report su questa definizione verrà rilasciato tra poco, in tempo per essere discusso a Ginevra, nella riunione dello Study Group 5 dell'ITU-R, a fine novembre.
Ecco una lista di obiettivi che l'ITU chiede di raggiungere attraverso l'implementazione dei sistemi "Advanced":

  • a high degree of commonality of functionality worldwide while retaining the flexibility to support a wide range of services and applications in a cost efficient manner;
  • compatibility of services within IMT and with fixed networks;
  • capability of interworking with other radio access systems;
  • high quality mobile services;
  • user equipment suitable for worldwide use;
  • user-friendly applications, services and equipment;
  • worldwide roaming capability; and,
  • enhanced peak data rates to support advanced services and applications (100 Mbit/s for high and 1 Gbit/s for low mobility were established as targets for research)
Come si vede stiamo parlando di reti mobili in grado di assicurare con le loro interfacce radio data rate da 100 megabit al secondo ad alta velocità e 1 Gigabit al secondo per la nomadicità. Dove persino i servizi più tradizionali come la voce sono nativamente basati sul protocollo IP. Il percorso è solo all'inizio, anche se LTE "non Advanced", cosiderato una sorta di generazione "3,9" è una sigla che vediamo già sui giornali, in Svezia è una limitata realtà commerciale, diversi operatori la stanno adottando (anche se in questo momento le risorse finanziarie sono quelle che sono). Ci vorranno parecchi anni prima di avere livelli di penetrazione paragonabili a quelli del 3G/HDSPA, ma intanto il cammino è avviato e non ci potranno non essere conseguenze sullo "scontro" tra modelli al quale mi riferivo inizialmente. Specie considerando il moltiplicarsi dell'offerta, la carta vincente del modello diffusivo (poter servire estesi bacini di ascolto con una unica antenna senza togliere banda ad altri servizi) tenderà a farsi meno determinante e una rete radiomobile a granularità molto fine avrà sempre più risorse da condividere tra i singoli utenti delle sue cellule. Questo non significa che anche la rete radiomobile non debba "darsi da fare". Con interfacce radio così performanti diventerà fondamentale una infrastruttura di supporto, di "backhaul" come si dice in gergo, e dorsali davvero ad altissima capacità.
[In questo file zippato trovate i documenti con le sei proposte originali e il "capitolato" di IMT-Advanced.]

MoBo e SDR-Widget, SDR libero dal pc

E' entrato in fase beta SDR-Widget, un interessante progetto radioamatoriale che rientra nel filone ormai intricatissimo della software defined radio. SDR-Widget, promosso tra gli altri dal radioamatore islandese Loftur E. Jónasson, TF3LJ si prefigge l'obiettivo di costruire una alternativa alla tradizionale accoppiata tra un front end di ricezione (e trasmissione) come l'ormai celeberrimo SoftRock e la scheda audio commerciale dei personal computer.In questo senso SDR-Widget è una vera e propria sound card progettata per acquisire i segnali I/Q generati dalla scheda SoftRock e convertirli. Il nucleo elaborativo di questo progetto, che si compone di due schede PCB secondo il classico schema CPU-conversione A/D, è un controller della Atmel, l'AT32UC3A3256.
Non è molto facile fornire dei link informativi per questo progetto che è molto complesso e poggia più su una discussione che su un sito Web centralizzato. Il gruppo Google di riferimento, l'omonimo SDR-Widget, si trova qui. Con Google Sites Loftur ha realizzato un sito con alcune informazioni di base. Esiste anche una versione lite del progetto, che è tutto completamente open source, descritta in questa pagina.
L'avventura di SDR-Widget procede oggi in parallelo con un altro progetto SDR rivolto alla comunità radioamatoriale chiamato MoBo (MotherBoard), per il quale SDR-Widget funge da daughterboard utilizzata appunto come scheda audio alternativa. MoBo è nato tempo fa come estensione del kit SoftRock 6.3 ricetrasmittente e permette di realizzare un sistema di controllo (pilotato a sua volta attraverso la USB del computer) che si collega al SoftRock e ne gestisce sia le funzionalità in ricezione sia quelle in trasmissione. In pratica con MoBo il SoftRock si trasforma in un ricetrasmettitore radioamatoriale "all-band". Aggiungendo SDR-Widget è possibile aggirare completamente la scheda audio del computer. Anche per MoBo e il nuovo MoBo kit 4.3 ultimo rilasciato non è facile trovare informazioni centralizzate. Anche qui abbiamo un gruppo Google (chiuso) e una pagina che contiene i file di documentazione. Una pagina è stata allestita dallo stesso Loftur, ma forse lo spazio più utile per orientarsi nel labirinto di MoBo è rappresentato dalle Builder's Notes di WB5RVZ, Richard Robson, che ha anche realizzato analoghe guide per la nuova linea di ricevitori e ricetrasmettitori SoftRock Ensemble. MoBo è stato concepito per connettersi con il SoftRock 6.3 ma questa scheda è stata "discontinuata" dall'assemblatore di questi kit Tony Parks. La community di MoBo ha messo a punto un clone, la scheda I/Q SR63ng, che viene descritta qui.


20 ottobre 2010

DRM+, la mobilità non basta

Michel Penneroux, che nel DRM Consortium presiede il comitato responsabili delle strategie di commercializzazione, la butta quasi in politica qui a Torino, dove Claudio Re di Radio Maria ha organizzato un seminario a margine della sperimentazione del sistema di radio digitale DRM+ in corso nella banda dei 50 MHz. La radio digitale, ha detto in sostanza Penneroux, è uno strumento di pressione che il mondo broadcast può utilizzare per difendere il suo asset fondamentale, le frequenze di trasmissione, dall'assalto di un mercato - lo spettro RF e gli standard trasmissivi che lo impegnano - sempre più conteso tra mondo broadcast puro e industria della telefonia. Modello "broadcast" significa anche democrazia, partecipazione, libertà di scelta, grauità, ha osservato Penneroux. E' importante poter far leva su sistemi come il DRM+ per affiancare, integrare, sostituire risorse come l'FM analogica. Soprattutto per far passare il fondamentale concetto della contintuità del valore di risorse. La tentazione dei regolatori e dell'industria degli apparati è infatti quella di considerare sempre più obsoleta la radio analogica e spingere in favore di un parziale trasferimento delle risorse spettrali ai "telefonici", in nome del loro successo commerciale e tecnologico.
Il discorso non fa una piega e nessuno ha ragione di dubitare che il DRM+ e gli altri sistemi di radio digitale funzionino. Sono stato a bordo della vettura allestita per la prova di ricezione in movimento di Radio Maria. I risultati sono ottimi (dello stesso parere è Radio Vaticana che ha presentato i suoi test in onde medie, corte e - in collaborazione con Rai Way sui 26 MHz a Roma) e la presenza qui a Torino di diversi costruttori di impianti di trasmissione conferma che il sistema può rappresentare un valido business case. Mancano solo due particolari non trascurabili: la volontà di impegnare lo spettro FM per trasmissioni solo digitali e soprattutto la possibilità di ricevere queste trasmissioni con ricevitori commerciali, fissi portatile e last but not least per "automotive". E qui naturalmente i bei discorsi ingegneristici tendono un po' a impantanarsi. Con il suo esperimento Radio Maria vuole anche dimostrare il potenziale delle frequenze dei 26 MHz per applicazioni locali, che potrebbero consentire di utilizzare il DRM/DRM+ senza disturbare l'FM analogica, ma questo risolverebbe solo uno dei due fattori di criticità. La presentazione del centro di ricerche coreano Keti in questo senso è stata interessante. Il modulo basato sul processore della PNPnetwork Technologies è stato realizzato dal Keti, che come mi ha spiegato Mr. Park è anche in grado di offrire il suo aiuto ai produttori che volessero realizzare, su questa architettura di riferimento, sistemi commerciali. Sono anelli importantissimi nella catena della commercializzazione della radio digitale. Parlavo poco fa con Eugenio La Teana di RTL 102.5, che incontro sempre in queste occasioni. Eugenio mi diceva dell'impegno delle case automobilistiche sul fronte del DAB/DAB+ che in questo momento interessa di più. Ormai tutte le grandi marche di automobili hanno annunciato l'uscita di ricevitori FM/DAB integrati nei cruscotti dei vari modelli di autovettura (l'aftermarket delle autoradio tradizionali è quasi dato per perso, mi pare di capire). Questo potrebbe rendere possibile una esplosione del fenomeno digital radio, finalmente anche tra i consumatori. Silicio come quello sviluppato da PNPNetwork è indispensabile per spostare l'interesse dell'industria dell'auto verso il DRM, e la cosa prima o poi succederà. RTL 102.5 è pronta anche a considerare l'idea di impegnare delle frequenze FM per il DRM+, ma solo quando sarà il momento. Difficile prevedere se e quando arriverà. Nel frattempo, i "telefonici" con LTE non resteranno fermi. Il modello broadcast può ancora contare sulla sua formidabile capacità di servire estesi bacini di utenza impegnando risorse di banda relativamente modeste, ma sarebbe un errore confidare che questa superiorità durerà per sempre.